Big Mouth: il viaggio ad alto dosaggio di ormoni continua



Big Mouth

L’irriverente serie Big Mouth, firmata Netflix, torna con la sua seconda stagione. E con lei, l’assurdità del suo mondo cartoonesco

Netflix ha capito ormai per bene come soggiogare gli spettatori, farli andare in visibilio e addirittura farli affezionare ai protagonisti delle proprie serie. E riesce a farlo anche coi cartoon. La “perla” più famosa è naturalmente BoJack Horseman, ma andremo a scoprire un’altra gemma molto meno inflazionata: Big Mouth.

Lo show è tornato da poco più di una settimana con la sua seconda stagione, dopo il successo incredibile della prima. E che cosa ci riserva? Una vera e propria seconda incarnazione del suo mondo assurdo e pittoresco. Un mondo surreale, che proprio grazie a questa sua stravaganza, riesce a donarci perfettamente ciò che può significare affrontare la pubertà al giorno d’oggi.

Una scoperta del proprio corpo, un continuo cambio d’umore e il grande desiderio di sessualità, portato in grembo automaticamente dall’adolescenza. Tutto ciò posto tramite dosi di black e normal humor che tanto hanno caratterizzato un’altra storica serie cartoon, che si tende a non ricordare in quanto era trasmessa in fascia protetta. Sì, stiamo parlando proprio di South Park.

Ma andiamo a scoprire meglio come i creatori Nick Kroll e Andrew Goldberg (che forniscono anche aspetto e nome proprio ai protagonisti principali della serie) hanno affrontato questo “bis”.

Il Mago della Vergogna

La storia ricomincia. E ricomincia proprio nell’esatto punto in cui l’avevamo lasciata. I personaggi di Big Mouth sono rimasti lì, non son cambiati di una virgola. Nick non si sente a suo agio e teme di restare piccolo. Andrew sta crescendo sempre di più ed ha paura di affrontare questo cambiamento. Jay e Jessi sono in fuga, una fuga amorosa adolescenziale che affrontano in modo molto particolare. Missy prova disagio a causa del suo corpo.

Tutto, però, verrà sconvolto da due innesti fondamentali per questa seconda stagione: il Mago della Vergogna e Gina. Il primo sarà centrale nello sviluppo della storia, e si porrà come vero e proprio antagonista dei Mostri degli Ormoni personali che i protagonisti hanno. Non sarà, per questo, meno bizzarro e stravagante. Anzi, ne sarà esattamente la copia speculare. Ma cercherà in tutti i modi di inibire i desideri e le pulsioni dei giovani instillando in loro, appunto, un profondo senso di vergogna.

Il secondo sarà il vero e proprio mostro “umano”. Gina, compagna di scuola dal seno prosperoso, sarà uno snodo centrale, in quanto (in maniera molto prevedibile) dividerà gli interessi sessuali di ragazzi e ragazze. Non a caso, sarà adocchiata e disprezzata da Jessy, mentre Nick ed Andrew ne saranno completamente invaghiti. Il tutto aggiunge molto più pepe alla vicenda, rendendo più frizzante la stessa trama.

L’evoluzione dei personaggi

In Big Mouth, tutto ciò che accade nella vita reale si ripercuote in forma televisiva. Rispetto alla prima stagione, infatti, si avverte tutta l’evoluzione dei personaggi. In preda agli ormoni, alle prime esperienze con la droga, alle prime contestazioni (memorabile la frecciata a Trump), tutti i personaggi si confronteranno col mondo, fino ad avere a che fare con sentimenti molto complicati.

La serie, nonostante l’alzamento dell’età dei protagonisti, resta intatta con la sua vena provocatrice e fiorisce in tutto il suo carattere estroverso. Tantissima sarà la simbologia usata (tra cui una memorabile svastica), così come saranno quasi assenti filtri nel linguaggio e nell’esposizione visiva.

Da segnare le tantissime citazioni cinematografiche, che potrebbero divertire gli appassionati. Quelle da ricordare, sicuramente, sono quelle riconducibili a due cult come Pulp Fiction e Il Grande Lebowski, oltre che al grande cult di Lucas, Star Wars. La cosa sicuramente più divertente, però, è il continuo riferimento a Netflix, tramite rotture della quarta parete ed inviti a tornare indietro per rivedere una scena.

Insomma, Kroll e Goldberg sanno sia far divertire, sia raccontare, sia fare marketing (cosa da non sottovalutare, probabilmente l’aspetto primario) e sia rendere esplicita l’urgenza stessa di raccontare. Raccontare la pubertà e la vita nei licei americani. Vita di tutti i giorni, solo un po’ più stramba. In un modo assolutamente magnifico.

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