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Il 21 Dicembre l’Italia ha firmato in sordina un accordo con Regno Unito e Svezia per realizzare il Tempest, avveniristico caccia di sesta generazione

In piena pandemia e ancor prima dell’inizio della campagna vaccinale nazionale, l’Italia ha siglato un accordo con Gran Bretagna e Svezia per lo sviluppo del nuovo caccia Tempest. La notizia è stata tenuta completamente in sordina, nonostante il comunicato del Ministro della Difesa Guerini.

Il caccia di sesta generazione viene definito “la naturale transizione tecnologica del programma Eurofighter – Tiphoon“. Il Memorandum of Understanding, siglato dai Ministri della Difesa dei tre paesi “disciplina i principi generali per una collaborazione paritaria tra i tre Paesi e riguarda tutte le attività comprese la ricerca, lo sviluppo e il joint concepting necessarie ai governi per operare la scelta dell’acquisizione di un sistema aereo avanzato in sostituzione dell’Eurofighter“.

Tutte operazioni propedeutiche alle fasi di Project Arrangement e Sviluppo Completo, quest’ultima prevista attualmente per il 2025.

Cos’è esattamente il caccia Tempest?

Il BAE Systems Tempest è un caccia multiruolo stealth di sesta generazione, e quindi ancor più moderno dell’ormai famigerato F-35 statunitense. Il progetto nasce da una collaborazione tra Gran Bretagna, Italia e Svezia e la sua realizzazione vedrà collaborare i colossi europei della difesa e dell’aerospazio: BAE Systems, Rolls-Royce, Leonardo, Avio Aero, MBDA, Saab, GKN Aerospace Sweden. Tra parentesi, MBDA è un consorzio partecipato dalla BAE e da Leonardo.

L’entrata in servizio del Tempest è prevista per il 2035 per sostituire l’Eurofighter-Typhoon in forza alla RAF e all’Aeronautica Militare. Quel che si sa al momento è che il velivolo sarà stealth (cioè invisibile ai radar) e utilizzabile con o senza pilota a bordo. Un’altra caratteristica data quasi per certa è la presenza a bordo di armi ad energia diretta: laser, microonde, EMP. Non mancheranno missili ipersonici e persino la capacità di coordinare uno sciame di droni.

Appare assolutamente evidente che si tratta di un progetto rivoluzionario, dalle sfide tecnologiche incredibili. La collaborazione fra i tre paesi servirà proprio a vincere tali sfide, ma anche a rendere fattibile l’impresa sotto il profilo economico.

Un accordo passato in sordina

Se Gran Bretagna e Svezia hanno annunciato da tempo il loro interesse per il Tempest, rendendo noto anche l’ammontare dell’investimento iniziale (circa 2 miliardi di euro a testa entro il 2025), lo stesso non si può dire per l’Italia. Il nostro paese infatti ha mostrato sin dall’inizio interesse nel progetto, ma si è guardato bene di renderlo noto al grande pubblico. Merito soprattutto della bagarre politica esplosa intorno al F-35.

In Italia certe cose vengono viste sempre come tabù, e in un momento così delicato per il paese si può star certi che una notizia simile sarebbe stata accolta piuttosto male da ampi strati della popolazione e dell’arco parlamentare. Il Tempest avrebbe scatenato una vera bufera, onorando il suo nome. Questo anche perché in Italia c’è moltissima ignoranza in merito al settore Difesa, associato erroneamente alla guerra. Opinione rafforzata dalla vendita continua, da parte dell’Italia, di sistemi d’arma a stati canaglia sparsa per tutto il mondo. L’ultimo in ordine di tempo: la vendita di due fregate Fremm all’Egitto nonostante il caso Regeni.

Ma il comparto Difesa è ben altro. Si parla di aziende che rappresentano il fiore all’occhiello dell’industria nazionale in settori quali aerospazio, sicurezza informatica, informatica, elettronica e molto altro. Investire in progetti come questo non è di per sé sbagliato, e contribuisce alla crescita di settori nazionali altamenti strategici. Ostinarsi a mantenere certe notizie lontano dagli occhi fa male alla democrazia, al rapporto tra cittadini e istituzioni e contribuisce ad alimentare visioni ultra-semplicistice di questioni di altissima rilevanza geopolitica.

Le equazioni armi = guerra, disarmo = pace sono tanto ridicole quanto superate. Ma occorre far avvicinare il grande pubblico a certe scelte se si vuole evitare una volta per tutte certi imbarazzi. A meno che non ci sia qualcosa da nascondere, ovviamente. Ormai il dado è tratto, che Tempest sia.