Canaletto, l’artista dei capricci tra le vedute di Venezia



'Canal Grande verso il ponte di Rialto' - Canaletto - (1723 circa, Venezia, Museo del Settecento Veneziano )
'Canal Grande verso il ponte di Rialto' - Canaletto - (1723 circa, Venezia, Museo del Settecento Veneziano )

Il 19 Aprile del 1768, ci lasciava a Venezia, il Canaletto, artista veneziano famoso per le vedute e gli aspetti realistici e fantasiosi delle sue opere

Canaletto, così chiamato, per essere distinto dal padre pittore e scenografo, ma in realtà si chiamava Giovanni Antonio Canal. Nato a Venezia nell’ Ottobre del  1697, era come suo padre un pittore, ma anche incisore italiano, molto famoso come ‘vedutista’.

Grazie al padre, egli si appassionò alla pittura, collaborando insieme a lui e al fratello, alla realizzazione dei fondali per alcune opere di Antonio Vivaldi. Successivamente, si trasferì a Roma, per realizzare le scene di alcuni drammi teatrali di Alessandro Scarlatti, grande compositore italiano di musica barocca.

Ed è a Roma, che egli ebbe i primi approcci con i pittori vedutisti, tra cui Gaspar van Wittel, di origine olandese, considerato tra i massimi esponenti del vedutismo, e Giovanni  Paolo Pannini, famoso per le ‘vedute fantastiche’ sull’ antica Roma.

Ritornato a Venezia, Canaletto, ormai segnato dal ‘Vedutismo’, stringerà contatti con noti vedutisti veneziani, che gli daranno maggiore spunto fino a dedicarsi totalmente alla pittura di vedute.

Tra queste opere , ricordiamo il ‘Canal Grande verso il ponte di Rialto’, una ‘Piazza San Marco’, tra i soggetti preferiti da Canaletto e il ‘Rio dei Mendicanti’, raffigurante un quartiere dei poveri , una scelta insolita questa del Canaletto, dal momento in cui per i vedutisti veneziani tardo barocchi, bisognava concentrarsi solo alla ricerca del bello.

Tuttavia è evidente nei suoi quadri, la resa atmosferica, con un perfetto coordinamento tra architettura e natura, fondamentale poi è la scelta di precise condizioni di luce in vari momenti della giornata, infatti l’artista ne fu un rivoluzionario.

Accurato, preciso, risalta nelle sue opere il valore prospettico, infatti i suoi dipinti sono così reali e perfetti che sembrano vere e proprie fotografie, tant’è vero che l’artista, per dipingere spesso utilizzava la ‘camera ottica’ , dispositivo composto da una scatola oscurata con un foro stenopeico sul fronte e un piano di proiezione dell’immagine sul retro.

Tale dispositivo, permetteva alla luce di arrivare su uno specchio, che a sua volta proiettava sulla parete l’immagine rovesciata, poi veniva raddrizzata e messa a fuoco su un foglio e ricalcata con degli schizzi dell’artista. Si ottenevano così distanze e prospettive perfette, quasi come se gli artisti dell’epoca, avessero anticipato il mestiere di fotografo.

Con questa tecnica, non venne meno la personalità dell’artista, ma anzi fu messo in risalto l’ideale scientifico Illuminista, teso all’aspetto realistico, contrapposto all’eccessiva sfarzosità barocca.

Due ‘Capricci’ , le sue prime opere firmate del 1723, disegni fantasiosi mescolati a caratteristiche reali, lontani dall’etica morale del tempo, veri e propri  ghiribizzi, che non richiamavano i temi religiosi.

Canaletto, grazie al suo ingegno, e alle sue abilità tecniche divenne uno dei pittori più affermati di Venezia, e cominciò ad essere notato da alcuni committenti inglesi, giovani aristocratici, che svolgevano il loro viaggio, e la città lagunare di Venezia, era una delle mete preferite.

Entrò così in contatto con Joseph Smith, ricco banchiere e collezionista d’arte, dapprima cliente del Canaletto, poi rappresentò il suo maggiore intermediario tra lui e i clienti britannici. In un secondo momento, l’artista si trasferì a Londra, dal momento in cui a causa della Guerra di Successione Austriaca (1741-1748), il suo mercato si ridusse drasticamente.

Canaletto, si fece portatore all’estero, delle bellezze di Venezia, ma tuttavia lì a Londra, non potendo più rappresentare quegli scorci urbani di una lagura ricca di palazzi storici come Venezia, iniziò a rappresentare paesaggi poco complessi, privi di strutture, tipicamente inglesi, molto diversi dai paesaggi suggestivi e caratteristici veneziani.

L’artista, ritornò nella sua amata Venezia tra il 1756 e il 1757, e non andò più via da lì. Si dedicò, incessantemente al tema del ‘capriccio’, ripreso molti anni dopo la sua gioventù.

Famoso è il celebre ‘Capriccio con edifici palladiani’, conservato nella Galleria nazionale di Parma, rappresentante edifici immaginati dall’artista, e luoghi appartenenti ad altri contesti. Ecco il contrasto tra realtà e fantasia. Negli ultimi anni della sua carriera artistica, grazie ad un quadro di Capriccio, fu eletto socio all’Accademia Veneziana di Pittura e Scultura.

Da quel momento in poi non si ebbero più notizie certe riguardanti l’attività dell’artista, probabilmente continuò a dipingere fino alla sua morte avvenuta a Venezia il 19 aprile del 1768.

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