CarbFix e le magie della scienza: la CO2 si trasforma in roccia



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Immagine dal sito ufficiale CarbFix

Il lodevole progetto CarbFix ha dimostrato come sia possibile ottenere roccia dalla CO2 iniettata nel sottosuolo. Si prospetta una riduzione di emissioni

Come il giorno dopo una festa c’è chi raccoglie le bottiglie e le cartacce di chi il giorno prima ha bivaccato, così anche nel genere umano, per nostra fortuna, esistono gli uomini del giorno dopo. C’è chi li chiama ecologisti, chi scienziati, chi addirittura eroi e probabilmente nessuna di queste definizioni è errata. Potremmo semplicemente dire che esiste chi ancora si ferma a pensare, chi ancora ha la forza di saper guardare il genere umano fuori dal tempo, collocato nel continuo essere che prescinde dalle generazioni e che sa accorgersi che stiamo distruggendo l’unica dimora che possediamo da millenni. carbfix

In questo caso, gli uomini del giorno dopo sono gli scienziati del progetto CarbFix. Nato nel 2012, CarbFix si propone di raccogliere e stoccare anidride carbonica nel sottosuolo per poterla trasformare in roccia. Questo processo sarebbe in grado di ridurre in maniera considerevole le emissioni di gas serra. I ricercatori e ingegneri del progetto si stanno rendendo protagonisti di una piccola rivoluzione nella lotta ai cambiamenti climatici, in difesa del pianeta Terra. Come ampiamente spiegato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science , le emissioni di CO2, frutto del lavoro delle centrali termoelettriche, possono essere iniettate nel sottosuolo ed essere trasformate in roccia nel giro di due anni.

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Campione di basalto

Il progetto ha spiccato il volo in Islanda, presso la centrale geotermoelettrica di Hellisheiði. Il progetto CarbFix sfrutta una reazione chimica già nota da tempo. La CO2, in presenza di acqua, a contatto con il basalto, dà vita ad un minerale di colore biancastro. Sebbene, come detto, questo comportamento chimico dell’anidride carbonica fosse già noto, nessuno aveva mai impiegato le proprie forze in questa direzione perché si credeva che per lo stoccaggio di CO2 fossero necessari centinaia, se non migliaia, di anni.

Per intenderci, il basalto è quella roccia presente in maniera massiccia sulla superficie lunare, in particolar modo in quelle aree più scure note come “mari lunari”. Si tratta di una roccia primordiale, associata a fenomeni vulcanici e dunque presente in ottima percentuale anche sulla Terra.

Sorprendentemente, la reazione della CO2 con questo tipo di roccia ha dato i risultati sperati in meno tempo del previsto. La stessa responsabile del progetto Edda Aradottir di Reykjavik Energy, aveva stimato un tempo di stoccaggio di otto o dodici anni.

Tra il 2012 e il 2013 la centrale islandese ha iniettato nel sottosuolo 250 tonnellate di acqua con anidride carbonica e acido solfidrico, ad una profondità tra i 400 e gli 800 metri. Già nel 2014 sono stati registrati dei cambiamenti nella composizione isotopica dei campioni di acqua prelevati. Un isotopo è un atomo dello stesso elemento (dunque con stesso numero atomico), ma con numero di massa atomica diverso. Dunque il cambiamento di composizione isotopica indicava un corposo avvio del processo di solidificazione. carbfix

Risulta evidente come questo processo portato avanti da CarbFix, per la natura chimica degli elementi in gioco, ha la necessità di sfruttare giacimenti basaltici. Fortunatamente, però, sulla superficie terrestre il basalto risulta essere il 10% circa delle rocce continentali. Dunque, come ci auguriamo, lo stoccaggio di CO2 non sarà prerogativa dell’isola islandese, ben nota per l’intensa attività vulcanica.

Molte centrali geotermiche si sono dimostrate interessate al progetto CarbFix, ma è evidente che, oltre al basalto, occorrono importanti infrastrutture e ingenti quantità di acqua per poter portare avanti il progetto. L’operazione di stoccaggio e solidificazione in Islanda costa appena 30 dollari per tonnellata, ma si stima che questa cifra potrebbe quadruplicarsi in altri Paesi. Una cosa è certa, abbiamo fortemente bisogno di idee come questa se desideriamo mantenere le condizioni di vita che il pianeta Terra ci ha sempre offerto.

 

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