Condanna gravissima per l’Italia: secondo la corte di Strasburgo é incapace di proteggere le donne

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La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per non aver protetto una donna e suo figlio dai maltrattamenti del marito

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Il nostro Paese subisce ancora un duro colpo da parte dell’Unione Europea: questa volta la stangata arriva dalla corte di Strasburgo. Una condanna destinata a fare storia e soprattutto a far parlare di sé, dimostrazione del fatto che l’Italia non è stata in grado di proteggere una donna dalle violenze domestiche subite, degenerate in un tentato omicidio a suo danno ad opera del marito e nella morte del figlio, ucciso a coltellate dal padre, per aver tentato di proteggere la madre. Le nostre istituzioni, dunque, hanno “avallato” la violenza e vanno condannate.

Per essere venuto meno all’obbligo di proteggere la vita delle persone, il nostro Paese ha violato dunque, gli articoli 2, 3 e 14 della Convenzione Europea dei diritti umani, ossia il diritto alla vita, il divieto di trattamenti inumani e degradanti e il divieto di discriminazione, riconoscendo alla ricorrente 40mila euro circa per danni morali e spese legali.

È questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo nell’affaire Talpis v. Italy (n. 41237/14), che richiama il caso del delitto di Remanzacco, in provincia di Udine, avvenuto nel 2013. All’epoca dei fatti, la donna, una cittadina rumena, aveva denunciato più volte il marito. La procura aveva aperto un’inchiesta (poi archiviata) e la donna era stata accolta in una struttura protetta, dalla quale però pochi mesi dopo dovette uscire per mancanza di fondi per pagare l’assistenza. Da qui, le nefaste e spiacevoli vicende successive.

Per giudici di Strasburgo, la colpa è da far ricadere sulle autorità italiane che, non agendo tempestivamente in seguito alla denuncia di violenza domestica fatta dalla donna, hanno privato la stessa di qualsiasi effetto “creando una situazione di impunità che ha portato al ripetersi di atti di violenza – che hanno portato infine – al tentato omicidio della donna ed alla morte di suo figlio“.

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