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Dalle prime minacce fino al ritiro delle Ministre renziane, ecco come si è consumata la Crisi di Governo. Ecco una breve cronistoria, con i possibili epiloghi. E perché la Giustizia e il Recovery Plan sono punti nodali.

Iniziò tutto durante una notte di Dicembre, quando Italia Viva abbandonò un vertice di maggioranza notturno. E da allora abbiamo assistito ad una continua escalation da parte del leader di Italia Viva, con minacce e ultimatum quotidiani agli alleati di Governo. Il MES, il Reddito di Cittadinanza, i fondi per la Sanità, il Recovery Plan, la riforma della Giustizia, la delega sui Servizi Segreti. Sono solo alcune delle tante ragioni evocate da Renzi in queste lunghe settimane e che hanno portato alla crisi di Governo.

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All’interno della maggioranza esistono da sempre posizioni differenti, ma Matteo Renzi è ampiamente considerato l’unico artefice della crisi di Governo. Per ragioni non ancora del tutto comprese. A niente sono valsi i tentativi di dissuasione e di dialogo da parte della maggioranza. Neppure l’appello del Presidente Mattarella alla “responsabilità”. E nemmeno la decisione della maggioranza di accogliere alcune delle richieste di Italia Viva sul Recovery Plan, aumentando i fondi per la Sanità.

Una questione di princìpio

Il 9 Dicembre, Renzi comunica che il Recovery Plan, così com’è, non va assolutamente bene. Servono, secondo lui, più fondi alla Sanità e al Turismo. Inizia quindi una lunga, e devastante, opera di mediazione tra le parti. Ma ogni volta che IV viene accontentata, Renzi rilancia la posta, con nuove richieste e ultimatum. Appare chiaro a tutti che tali richieste sono solo dei pretesti, per consumare quella che ora è a tutti gli effetti una crisi di Governo. Il 28 Dicembre Renzi presenta la sua proposta di piano, chiamata Ciao. Un documento imbarazzante a partire dal nome, composto da 30 pagine di proposte e 13 di proposte. Ed inizia ad attaccare direttamente Giuseppe Conte, mostrando pubblicamente di non aver mai digerito l’avvocato pugliese.

E mentre la situazione si fa sempre più critica, Mattarella richiama tutti alla responsabilità, ed il mondo si lascia alle spalle il terribile 2020. Ma il nuovo anno non sorride al Governo: il 12 Gennaio esce la nuova bozza del Recovery Plan. Ci sono più soldi per Sanità, Agricoltura, Turismo, Infrastrutture, in modo da venire incontro alle richieste di Italia Viva. Ma per Renzi non era sufficiente: annuncia una conferenza stampa durante la quale annuncia le dimissioni delle Ministre Bellanova e Bonetti. Una scena surreale: le due donne fanno pressoché scena muta mentre Renzi distrugge il Governo Conte 2. La crisi di Governo arriva nel momento peggiore possibile, con una pandemia in corso, una campagna vaccinale agli esordi e una situazione socio-economica drammatica.

Quali possibili epiloghi

Il resto è storia: Conte ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Il Governo era salvo, ma fortemente indebolito. In queste condizioni, non avrebbe mai incassato abbastanza voti a favore sulla relazione annuale sullo stato della Giustizia del Ministro Bonafede. Ed è proprio questo il nodo che ha obbligato Giuseppe Conte a rassegnare le dimissioni. La crisi di Governo raggiunge così un nuovo atto.

Oggi iniziano le consultazioni del Presidente della Repubblica, ma come finirà questa storia? Difficile dirlo, ma esistono vari scenari possibili. Pd, M5S e LeU sono compatti intorno al premier dimissionario, mentre FI, FdI e Lega chiederanno di tornare al voto. Italia Viva è in mezzo, e farà ancora una volta da ago della bilancia. Questo a meno che il nuovo gruppo centrista nato per dare sostegno a Conte non dovesse raggiungere numeri importanti. A questo punto Mattarella ha davanti a sé tre strade: potrebbe conferire un nuovo incarico a Conte, se ci fosse una maggioranza allargata ai 10/15 senatori “responsabili” arrivati negli ultimi giorni in soccorso all’avvocato più famoso d’Italia, ma anche ad Italia Viva. Questa sembra l’ipotesi favorita, ma al momento mancano ancora dei responsabili all’appello, e sono molti nella maggioranza a non voler più aver a che fare con Renzi, ritenuto unico responsabile della crisi di Governo.

Il che ci porta allo scenario numero due: una coalizione allargata ad Italia Viva ma senza Giuseppe Conte. Un’ipotesi che però vede fortemente contrari i 5 Stelle. Si discute anche di governi di larghe intese o di unità nazionale, allargati a tutte le forze parlamentari che intendano partecipare. Ma anche in questo caso la strada è tutta in salita: M5S, Lega e FdI non vogliono neppure sentirne parlare. Addirittura Lega e FdI sarebbero disposti unicamente ad un governo di scopo a trazione centrodestra. E poi ch’è la terza ed ultima ipotesi, la più temuta: le elezioni anticipate.

Giustizia e Crisi di Governo

La crisi di Governa si è consumata sull’eterno pomo della discordia che è la Giustizia. il Decreto Spazzacorrotti blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. L’approvazione di questa riforma, fortemente voluta dal M5S e da Bonafede, accese liti sanguinose all’interno della maggioranza, con Renzi tra i più forti detrattori. Non ha mai cambiato idea da allora, e ha preso di mira il Guardasigilli annunciando di votare contro la relazione. Ed è proprio sulla relazione di Bonafede che il Governo sarebbe andato sotto al Senato, e per evitare questo scempio, Conte ha deciso di dimettersi. Il Recovery Plan, dal canto suo, stanzia quasi 3 miliardi di euro per la Giustizia. Soldi necessari per assumere magistrati, cancellieri e personale tecnico: 16mila nuove unità per velocizzare la macchina della Giustizia italiana, in pesante affanno. Tutte misure necessarie anche per potenziare la lotta alla corruzione e all’appropriazione indebita dei fondi pubblici. Coincidenze?

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