crisi di governo rimpasto
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La crisi non è ancora finita e Conte non può ancora tirare un sospiro di sollievo. Entro mercoledì bisognerà trovare una maggioranza

Nell’anno appena iniziato, la crisi governativa ha fatto da subito capolino in questo primo mese di Gennaio, divenendo quasi argomento principale, ancor più della pandemia. Eppure la pandemia è ancora qui, come i contagi, i mini lockdown, i ristori e le scuole chiuse. Insomma, tutte cose che ormai conosciamo fin troppo bene. Eppure nonostante siano in arrivo i fondi europei che dovrebbero risollevare le sorti del Paese, il Governo continua a vacillare.

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Il Paese reale soffre e i capi chiusi nella torre d’avorio fanno i conti di chi si prenderà la responsabilità di far vacillare tutto, ancora. Dopo la vittoria mutilata dello scorso martedì, la settimana prossima il Parlamento sarà chiamato di nuovo al voto per approvare la relazione sulla Giustizia del ministro Alfonso Bonafede. E se lo scorso martedì a crisi si è sfiorata in quanto Conte ha ricevuto 156 voti a favore, 140 contrari e 16 astensioni tutte di Italia Viva, questa volta la situazione potrebbe non andare così.

È ormai risaputo che a tenere i fili di questa crisi è Matteo Renzi che ha già annunciato il voto a sfavore di Bonafede. Ciò significa che il centrodestra formato da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia potrà contare sui 16 voti di Italia Viva e riuscire a sconfiggere una volta e per tutte l’avvocato del popolo. Sempre se non ci siano delle sorprese. I due parlamentari appartenenti al gruppo di Berlusconi, Causini e la Rossi, che hanno votato a favore di Conte potrebbero invogliare diversi scapoli di Berlusconi stanchi dei soprusi del leader della Lega. Anche Nencini, appartenente a Italia Viva, potrebbe portare con sé altri responsabili e salvare nuovamente il Governo. La crisi è sempre più nera e la soluzione sembra essere sempre di più di tornare alle urne.

La soluzione è il voto?

Ma davvero l’unica soluzione è il voto? Ovviamente, e senza troppe soprese, per il centrodestra è così ma a quanto pare anche nel PD si inizia a pensare ad un ritorno alle urne. “Il voto non lo temiamo e penso che possa essere una delle evoluzioni di questa situazione.” afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio e dirigente del PdAndrea Martella. Affermazione coraggiosa da parte del PD, che per evitare la crisi rischia di consegnare il paese nelle mani del centrodestra. Perché lo sanno anche i muri, tornare al voto significa tornare a destra.

Ma poi con quale coraggio si potrà chiedere di tornare al voto in un momento in cui il paese soffre? Le scuole non sono ancora aperte e funzionali in tutta Italia ma si potranno aprire per una votazione? Una soluzione alternativa è stata proposta da Zaia e Toti supportati anche dalla Carfagna. “Nella drammatica crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo” afferma la Carfagna, che vede una “sola prospettiva patriottica in questo momento” un “Governo di salvezza nazionale, con una guida autorevole e un sostegno largo, nel quale tutti remino nella stessa direzione“.

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