Doctor Sleep: un Flanagan tra alti, bassi e un prodotto dignitoso



Doctor Sleep
Immagine da YouTube

Con Doctor Sleep, il regista Mike Flanagan adatta per la seconda volta il re dell’horror Stephen King. E riesce a cavarne quanto più possibile

Ormai tutti quanti conosciamo Stephen King. I suoi libri sono scolpiti nella memoria di chiunque, nella letteratura mondiale è considerato un vero e proprio re, il cosiddetto “re del brivido”. Chi meglio di lui ha interpretato dal punto di vista letterario un genere così controverso e con mille sfaccettature come l’horror? Dopo aver strabiliato con Shining nel 1977, decide, a distanza di quasi quarant’anni, di dare un seguito alla storia incredibile della famiglia Torrance. Decide di scrivere Doctor Sleep.

Diciamolo subito: il libro è intriso di tutte le atmosfere “kinghiane” classiche, di una narrazione erratica e stratificata, di tanti punti di vista collocati in un’unica “dimensione”. Ma non è di certo l’opera magna dello scrittore, avendo molti punti (finale compreso) che non convincono a pieno nemmeno i fan dello scrittore del Maine. Nonostante tutte le avversità del caso, il buon Mike Flanagan, regista horror di talento che ha già dimostrato di saper adattare egregiamente King con Il Gioco Di Gerald, decide di giocarsi le sue carte. In questo modo, porta su schermo un’avventura dal sapore paranormale, turbolento, rifacendosi sì agli stilemi del libro, ma riscrivendo del tutto la sua storia.

Inutile negare che il risultato non sia eccezionale. Soprattutto, gli amanti del regista di Salem, che avevano saputo apprezzarlo per perle come Hush e Somnia, resteranno un po’ interdetti e potrebbero rivedere la propria posizione nei confronti del loro beniamino. Non tutta la colpa, però, è da attribuire al cineasta. Anzi, resta comunque da lodare il suo impegno nell’adattare Doctor Sleep, puntando più ad un richiamo commerciale su Shining che altro.

Pronti per immergervi nella dimensione paranormale?

La Luccicanza e il Vero Nodo

La storia di Doctor Sleep, come già ribadito a più riprese, è collegata a un filo stretto con Shining. Il film si apre poco dopo i tragici eventi dell’Overlook Hotel, mostrandoci il piccolo Danny Torrance insieme a sua madre Wendy, tormentato dai ricordi della stanza 237 e soprattutto ancora forte della sua “luccicanza”. Con un flash-forward, siamo scagliati nell’età adulta di Danny (interpretato da un sempre in forma Ewan McGregor).

Quest’ultimo è un uomo distrutto dall’alcolismo, ereditato dal padre Jack. Per far fronte al suo problema, decide di cambiare vita e trasferirsi in New Hampshire, dove trova lavoro in un ospizio, sfruttando la propria dote per dare conforto ai pazienti prossimi alla morte (da qui il soprannome di Doctor Sleep). Qui è partecipe di un incontro inaspettato che rompe tutti gli equilibri. Infatti, conosce la piccola Abra Stone (Kyliegh Curran), con cui ha in comune il dono della “luccicanza”.

Quest’ultima, in contatto telepatico, invoca disperatamente il suo aiuto, parlandogli del Vero Nodo, gruppo di uomini divenuti incarnazioni demoniache, i quali si nutrono proprio della loro “luccicanza” per diventare immortali. A capo di questa “setta” vi è la spietata Rose Cilindro (una straordinaria Rebecca Ferguson), che guida le creature in cerca di nuove prede.

Lo scontro tra le due fazioni, dunque, ha subito inizio.

Flanagan e gli echi di Kubrick

Chiunque abbia visto sia Doctor Sleep che Shining ha sicuramente notato un fattore determinante per la pellicola. Mike Flanagan, infatti, riesce a coniugare bene la visione “kinghiana” del racconto con un caposaldo del genere: lo Shining di Stanley Kubrick. Numerose sono, infatti, le sequenze in cui il regista omaggia il mitico Stanley, utilizzando le stesse inquadrature e citandolo in più di un’occasione tramite succosi omaggi.

I puristi, naturalmente, storceranno il naso. Da lodare, però, è il coraggio di questo regista che finora ha davvero sbagliato poco o nulla nella sua carriera cinematografica. Flanagan si permette il lusso di rigirare alcune sequenze di culto, miscelando un sentimento nostalgico ad una percezione metafisica della realtà. Prendendo, insomma, un po’ dai due maestri Stanley e Stephen. Si potrebbe parlare e bollare la scelta come poco coraggiosa e troppo “fan-service“. Invece, il regista fa un lavoro intelligente, lasciando il suo giusto spazio all’ottima regia che lo ha sempre contraddistinto, mixandola con nuovi topos molto interessanti.

Dalla sua, Doctor Sleep ha anche le interpretazioni dei propri protagonisti. Se per Ewan McGregor si tratta ormai dell’ennesima conferma, in cui l’attore sfoggia tutti i sentimenti perturbanti di un uomo spezzato e che sente il peso del passato, la vera sorpresa del film è Rebecca Ferguson. Nel ruolo di Rose Cilindro, l’attrice riesce ad essere inquietante, minacciosa e ad intrigare anche gli spettatori più scettici. Due performance che, da sole, reggono l’impianto di un film un po’ troppo traballante.

Poco Flanagan

Se c’è una cosa che Flanagan è riuscito a fare nei suoi primi lavori, è stata quella di riuscire a girare sempre qualcosa di autoriale, coniugando in ogni suo film quel sentimento di terrore, angoscia, surrealismo e suspense che erano diventati i suoi marchi di fabbrica. In Doctor Sleep, invece, il Mike Flanagan autore si mette da parte, lasciando troppo spazio alla preoccupazione del paragone con la pellicola “kubrickiana”.

Il regista fa un egregio lavoro alla regia, come al solito cristallina, ma difetta molto in quello di scrittura. Scarseggiano i momenti di paura a cui lui stesso ci aveva abituato nelle sue pellicole passate. La sensazione è che il tempo sia eccessivamente dilatato, e che gli eventi siano troppo ridondanti per colpire e fare breccia nel cuore dello spettatore. Certo, a questo si aggiunge il fatto di confrontarsi con uno dei libri meno interessanti del maestro King. Ma nel regista si apre quasi la “paura” di non andare a toccare nemmeno con un dito il capolavoro del 1980.

Una scelta troppo comoda e poco coraggiosa per un autore che ci ha abituato ad osare (la maggior parte delle volte bene) e a sorprendere film dopo film. Doctor Sleep rappresenta una mezza battuta d’arresto per Mike Flanagan, che forse ha avuto il demerito di non voler “spiccare” il volo e di rimanere prigioniero della propria “luccicanza”. L’attenuante, però, è che il materiale di partenza non era certo lo stesso di Kubrick.

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