Dumbo come Disney, dalle critiche al saper volare



dumbo

Dumbo è il 4° Classico Disney, basato su una storia di Helen Aberson e uscito nelle sale nel 1941. Nonostante l’anno d’uscita era immerso nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale, Dumbo rappresentò un grande profitto per la Disney grazie alla critica e al pubblico

Non erano anni felici quelli per Walt Disney, nonostante ne fossero passati veramente pochi dall’uscita di Biancaneve e i Sette Nani.

Dopo due anni l’uscita nelle sale del primo Classico Disney, infatti, in Europa scoppiò la Guerra.

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Ciò causò una forte crisi finanziaria per lo studio Disney che con i sue due successivi lungometraggi investì molto ma raccolse molto poco.

Nonostante Pinocchio e Fantasia rappresentassero dei progetti ambiziosi per una nuova forma di animazione, le cose andarono male. L’impossibilità di trarre profitto dal mercato europeo mandò la Disney in una forte crisi economica.

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C’era dunque bisogno di risollevarsi con un low bugdet, ma per farlo serviva una storia che sbalordisse il mondo intero.

Un elefante e un topo come amici

Dumbo è un piccolo elefante con un’insolita dimensione delle orecchie. Rispetto a tutti gli altri della sua razza, infatti, le sue orecchie sono notevolmente grandi. La storia messa in atto da Disney e dal suo studio è quella di un fenomeno da baraccone, etichettato dalla società e disprezzato dai suoi stessi simili.

Attraverso l’amicizia col simpatico topolino Timoteo (che richiama molto Mickey Mouse in alcune pose), il cucciolo d’elefante riuscirà a trovare il suo posto nel mondo, credendo finalmente in se stesso.

La storia di Dumbo è quella che ha richiesto meno fondi per essere realizzata, ma divenne il film più redditizio per la Disney dopo il debutto con Biancaneve. Sinonimo che molto spesso, nel cinema, l’arte e l’intrattenimento vanno al di là della potenzialità economica. Dumbo è l’esempio di come la semplicità e la dolcezza siano in grado di catturare le grandi masse.

Quella popolazione mondiale che, grazie alla fiducia data ancora una volta alla Disney, permise alla più grande casa di animazione cinematografica di risorgere e spiccare le ali nonostante le avversità, proprio come Dumbo.

Il successo di Dumbo nella sua semplicità

A differenza di Pinocchio e Fantasia, usciti nel 1940, per Dumbo non ci fu bisogno di una ri-edizione per sbancare al botteghino. Oltre a catturare fin da subito grandi e piccini, Dumbo fu fortemente apprezzato dalla critica per la sorprendente tecnica, il modo originale e innovativo con cui affronta tematiche delicate e la miscela drammatica e comica che detta il ritmo narrativo del film.

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Dumbo vinse anche l’Oscar nel 1942 per la Miglior Colonna Sonora. Nonostante “Bimbo Mio” non vinse come Miglior Canzone, questa resta probabilmente la scena più toccante del film, dove il rapporto tra madre e figlio viene affrontato attraverso la protezione di un genitore e la desolazione che prova il cucciolo in mancanza di chi lo protegga.

Nonostante Dumbo sembri una Silly Symphonies dilatata e resa un lungometraggio, la qualità artistica resta del tutto invidiabile. Certo, si possono notare molteplici scene in cui la produzione ha tirato un sospiro di sollievo vista la mancanza di effetti speciali. Eppure ancora una volta l’animazione Disney stupisce tutti per riuscire, anche a basso prezzo, a esprimere suspense attraverso ciò che non si vede sullo schermo, o a percepire il punto di vista di un personaggio con la sua soggettiva.

La Disney prende in mano le sue migliori animazioni, quelle degli animali antropomorfi e le ripropone in un lungometraggio di successo. Una storia breve, semplice e chiara. E con la più grande delle semplicità la Disney spicca il volo verso l’alto come il suo Dumbo.

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