Enrico David Santori presenta «Il nero e il bianco»



Domani, lo psicodrammatista Enrico David Santori incontrerà il pubblico presso la libreria «Marotta&Cafiero», nel foyer del «Teatro Bellini» di Napoli

Domani, sabato 5 marzo, presso la libreria «Marotta&Cafiero», nel foyer del «Teatro Bellini» di Napoli, in via Conte di Ruvo n. 14, sarà presentato il libro di Enrico David Santori, un’opera prima dal titolo «Il nero e il bianco. Cinque ritratti clinici di donna in un gruppo di psicodramma» (176 pagine, Magi Edizioni), pubblicata nel giugno 2015 nella collana «Lecturae». In questo volume di psicologia clinica, tratto da una tesi di specializzazione, Enrico David Santori elenca i ritratti clinici di cinque donne (Elettra, Zoe, Vera, Dorothy e Alma).

La locandina dell'evento
La locandina dell’evento

L’evento verrà presenziato da Concetta Sorrentino, Dario Scielzo e Luigia Cimmino, psicologi e specializzandi dell’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico (IPOD) PLAYS.

Sarà presente anche l’autore Enrico David Santori, psicologo, psicoterapeuta, psicodrammatista e tutor dell’Istituto di Psicodramma a Orientamento Dinamico PLAYS.

Durante l’incontro, sarà fondamentale l’interazione con il pubblico. La presentazione inizierà alle ore 17.30. L’ingresso è libero.

SINOSSI DEL LIBRO «IL NERO E IL BIANCO» DI ENRICO DAVID SANTORI

Un gruppo di psicodramma in una piccola città del Sud. Cinque donne di età ed esperienze diverse. Uno psicoterapeuta che viene da fuori. È il settimo incontro e, senza concordarlo prima, tutte arrivano vestite di nero e di bianco. Come mai?

La copertina del libro di Enrico David Santori
La copertina del libro di Enrico David Santori

La psicoterapia è una continua ricerca di senso. Un certosino lavoro di integrazione e sintesi fra gli apporti dell’inconscio e del conscio. Il nero e il bianco sono i riferimenti cromatici delle due istanze opposte della psiche, rappresentate dal gruppo nell’abbigliamento. E sono un riferimento implicito al qui e ora del lavoro terapeutico. Questa dicotomia è anche un dato culturale dell’ambiente, che vive sul piano di quello che Winnicott ha definito «Falso Sé» e Sciascia definirebbe «la cultura dell’opportunismo e della finzione».

In un paese di falsità, lo scandalo di un gruppo di psicodramma è proprio questo: riunirsi, piuttosto che per rappresentare le apparenze, per rivelare la propria autenticità e approfondirne i torti e le ragioni, al di là dei (pre)giudizi e delle vergogne. Raccontarlo, attraverso le storie vere delle protagoniste, ribadisce e rinforza, sul piano sociale, questo assunto di base: la verità è terapeutica.

«Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo cambia. Sul momento è possibile che il mondo non se ne accorga, ma non ha importanza. Il mondo è cambiato lo stesso»  (Julian Barnes).

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