Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cult

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cult

Con la supervisione dello stesso David Lynch, grazie alla Cineteca di Bologna e nell’ambito del progetto per la distribuzione dei classici restaurati “Il Cinema Ritrovato. Al cinema”, è ritornato sul grande schermo di molte città italiane, Eraserhead – La mente che cancella

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Nel 2017 ricorre il 40° anniversario di Eraserhead – La mente che cancella, che ora torna al cinema nella versione restaurata in 4K, in lingua originale e con sottotitoli in italiano.

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cultQuesto primo lungometraggio di David Lynch – concluso del 1977 dopo cinque anni di gestazione  rappresenta un parallelismo temporale ed estetico con Twin Peaks: infatti vi ritroviamo un giovanissimo Jack Nance, il Pete “Wrapped in plastic” Martell della serie cult, ed alcuni ricorsi estetico-concettuali, quali il pavimento a zigzag della Waiting Room e le canzoni dal palco.

In bianco e nero, fotografato da Frederick Elmes e Herbert Cardwell, Eraserhead è un ossessivo horror movie: un flusso di visioni, senza distanza alcuna tra i meandri oscuri dell’inconscio e il racconto sullo schermo, che ha la stessa materia sfocata e asfissiante degli incubi.

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cultIl protagonista, Henry Spencer, è un triste impiegato di una tipografia, che vive dentro un’angusta, scarna e buia stanza in una desolata e desolante cittadina senza nome.

La cena di riconciliazione con l’ex fidanzata porta, tra paranoia ed un opprimente senso di morte, alla sconcertante rivelazione di un bambino: o meglio una creatura nata prematura, un feto gelatinoso senza arti – che ricorda un girino – e dai lineamenti mostruosi.

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cultDa questo momento, per lo più aleggia il silenzio, tra incubi notturni ed un’incessante catena di allucinazioni ad occhi aperti, fino alla sua morte per decapitazione: il cervello viene usato come gommino per matite. Tale espediente narrativo dà un senso al titolo, Eraserhead – La mente che cancella.

Preannunciato il finale di morte: Henry uccide il figlio, squartandolo con un pugnale. Il funesto episodio scatena un corto circuito elettrico, un buco nero che innesca una fuga annebbiata ma estatica.

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cult

Un’ossessione sinestetica, in chiave uterina e psicanalitica, che avviluppa a partire dal sonoro ipnotizzante: una sorta di partitura visiva di rumori industriali, accordi stranianti e tempeste che si sovrappone agli scarni dialoghi.

Nel fitto labirinto di allegorie e ossessioni, in una zona d’ombra tra l’incubo e l’avvilente quotidianità, di cui la piccola creatura deforme è metafora, Eraserhead non nega l’esistenza del mostruoso che ci abita: l’altro, il disturbante, la parte maledetta che non si lascia domare.

Eraserhead, la mente che non cancella 40 anni di un cult

C’è una chiara influenza della tensione visiva di Buñuel che si coniuga concettualmente all’informe, al “corpo estraneo” bataillano, definito, su un piano estetico, politico, antropologico, quale “forza sconosciuta e pericolosa”, connessa al meccanismo dell’espulsione (i cadaveri, i liquidi corporei, la sessualità, i tabù, ecc…).

Eraserhead, già scevro di pudore, apre ad un nuovo modo di fare cinema, quella maniera lynchiana, proverbiale anche per altri notevoli registi, facendo presagire un universo insolito, alienante ed onirico, ed ambientazioni sonore peculiari, quali premesse di una filmografia da outsider.

La guida alla programmazione della visione di Eraserhead in 4K, partita il 4 settembre, viene aggiornata in tempo reale sul sito della Cineteca di Bologna, ed è consultabile qui: http://distribuzione.ilcinemaritrovato.it/.

 

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Classe 1986, specializzata con lode in Storia dell’Arte Contemporanea [cattedra di Carla Subrizi, La Sapienza] con la tesi “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e alla comunicazione in genere, scrive di cultura, politica e attualità. Storica dell’Arte, esperta SEO e freelancer per vocazione, attualmente collabora anche con Artribune e Tiragraffi Magazine. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone. “Soltanto quando il senso di associazione nella società non è più abbastanza forte da dare vita a concrete realtà, la stampa è in grado di creare quell’astrazione, il pubblico” (Dwight MacDonald).