F-35: il nuovo scontro del Governo è servito su un piatto d’argento

F-35 Salvini

L’ennesima faida tra Lega e Movimento 5 Stelle è sugli F-35. Conte ha ordinato lo stop degli ordini degli aerei, Salvini invece vuole continuare

Ormai stiamo assistendo a qualcosa di inimmaginabile, una formula magica che nemmeno nelle telenovelas più assurde della Terra potrebbe capitare. Il nuovo Governo è sempre di più una “macchietta televisiva“, sembra quasi che gli scontri tra l’una e l’altra fazione (Salvini e 5 Stelle) li facciano apposta (e chi dice che poi non sia così, per aumentare il consenso e polarizzare l’attenzione). Ora l’attenzione si sposta tutta sugli F-35, caccia bombardieri di cui il presidente Giuseppe Conte ha stoppato gli acquisti.

Al termine di un vertice tra il premier e e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si è deciso che gli F-35 ordinati l’anno scorso si pagano, ma per il resto si vedrà. Presto, lo stesso Conte parlerà personalmente con Trump. Questo a conferma dei rapporti che sono sempre più incrinati e dei 5 Stelle che guardano sempre più verso la Russia. A spezzare la faccenda, però, come al solito, interviene il “garante della pace“, l’imperatore “magno” (intendetelo in dialetto romanesco, non in greco) Matteo Salvini.

Come al solito, quest’ultimo rema ancora una volta controcorrente, volendo mantenere delle spese francamente inutili: “Quando dò una parola, vado fino in fondo. Ritengo un danno per l’economia italiana ogni ipotesi di rallentamento e ravvedimento.

A questo punto, però, Trump è passato direttamente alle minacce. L’ambasciatore Lewis Eisenberg, a colloquio con il presidente, ha fatto capire che, nel caso di ritiro dell’impegno, la fabbrica di Cameri, vicino Novara, dove si assemblano gli aerei, verrà chiusa. Conte, però, non è sembrato preoccuparsi più di tanto.
Nei prossimi mesi tutti i comparti della Difesa saranno chiamati a operare una ricognizione delle specifiche esigenze difensive dell’Italia, in modo da assicurare che le prossime commesse siano effettivamente commisurate alle nostre strategie di difesa.

Taglio o non taglio

Come al solito, c’è sempre chi mette i bastoni tra le ruote al Movimento. Ed è paradossale che chi lo faccia gli sia alleato (ma siamo sicuri?) di Governo. Matteo Salvini, ancora una volta, mostra a tutti la sua vera faccia, che non è quella popolare (attenzione, non populista), quella da padre di famiglia (che poi, quale famiglia?) buono e rispettoso. Anzi, è quella di un cinico e spietato politico che sfrutta perfettamente la sua immagine costruita a tavolino per il proprio tornaconto personale.

Lo stop degli ordini degli F-35, da parte di Conte, ha una ragion d’essere nel momento in cui ci si attiene alla Costituzione. L’articolo 11, infatti, ci dice che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione di conflitti. A questo punto, lo stesso acquisto degli aerei è davvero un controsenso, in quanto a cosa servono dei caccia bombardieri a chi la guerra non la dovrebbe fare? Senza contare che, a conti fatti, non stiamo parlando mica di bruscolini.

I caccia F-35, infatti, costano ben 12 miliardi circa a lotto. Quest’ultimo conterrà dai 25 ai 30 aerei. E, naturalmente, è inutile dire come queste siano tutte spese statali. La cosa fondamentale, però, è che per la difesa dei confini non c’è davvero bisogno di sprecare tutte queste risorse monetarie, che potrebbero essere girate in altri ambiti molto più funzionali (es. la pubblica amministrazione).

Il taglio, a questo punto, è cosa buona e giusta. E allora per quale motivo Salvini si oppone, di nuovo, ad un’iniziativa del tutto sensata (ed è una rara cosa) da parte del Movimento 5 Stelle?

Il reddito di cittadinanza

La risposta è tra le righe, e non è semplice da cogliere. Come al solito, subentrano i giochi di potere soliti di cui la politica italiana non può mai fare a meno. Il dirottare soldi su misure sociali (come ad esempio il reddito di cittadinanza) non giocherebbe altro che a favore del Movimento 5 Stelle.

Infatti, i procedimenti della Lega, le grandi modifiche apportate all’Italia sono pressoché nulle (qualcuno ha sentito più parlare del taglio delle accise sulla benzina?). A questo punto, lo scontro tra i due partiti di Governo, nel confronto tra i provvedimenti intrapresi, è davvero impari. Della flat tax non se ne sente più parlare nemmeno per idea, l’immigrazione e gli effetti del Decreto Salvini sono davvero indecorosi.

A questo punto, l’unica strategia che resta a Salvini per consolidare il rapporto di forza con Di Maio & co. resta il contraddirli su tutto, forte della “fanbase” creata. Un influencer vero e proprio come ministro dell’Interno. E intanto, le spese per gli F-35 sono davvero riprovevoli, e tutto tace.