30 Novembre 2017 - 08:45

Fake news, la voce distorta dell’informazione

fake news

Meglio note ai nostri puristi della lingua italiana come ”bufale”, le fake news rappresentano la principale trappola nel traffico d’informazioni del mondo globalizzato

Ne esistono di diverse per tipologia, dimensione e portata, ma ciò che accomuna le fake news, di tutte le epoche, è la comprovata capacità di aderire all’immaginario collettivo con enorme tenacia emotiva, riuscendo a sovrapporsi alla veridicità del mondo reale e distorcendo così la percezione naturale dei fatti. Addirittura, per gli amanti del complottismo e del romanzo alla Orwell, possono convertirsi in un utile e sofisticato strumento propagandistico nelle mani di un ipotetico ente governativo, impiegato per nascondere ed occultare le proprie manovre sovversive ai danni del bene comune e ridipingere in tal modo una realtà totalmente sfasata.

Si tratta effettivamente di un traffico di informazioni parallelo e distinto rispetto a quello veritiero. Ogni giorno la rete globale, sfruttando soprattutto l’inettitudine cronica del lettore moderno, che lo spinge a non verificare la fonte di ogni informazione, privilegiando in un certo senso la forma piuttosto che il contenuto, partorisce compulsivamente notizie false da somministrare al pubblico on-line, con la speranza che diventino virali ancor prima che se ne scopra il fragile tranello che le sorregge. ”Purché se ne parli” era il motto di un noto uomo politico del nostro bel paese, e pare davvero che l’assioma sia da assumere come universalmente valido.

Una realtà ”romanzata”

E’ pur vero, e bisogna ammetterlo, che esiste anche una certa tendenza dei nostri media e mezzi di comunicazione ad insaporire la notizia qualora essa dovesse apparire troppo insipida o priva di contenuti attrattivi per un lettore sempre più costretto a rimbalzare tra un’informazione e l’altra; bisogna renderla accattivante questa notizia, magari rimpolpando ed allargando un po’ i margini della sua attinenza al reale, sfumando qualche contenuto, colorando di un rosso vivido qualche piccolo particolare di poco conto che potrebbe far leva sull’immaginario del pubblico, oppure aggiungendo un paio di losche figure qua e la. Un lavoro da romanzieri manieristi, quello che spetta ogni giorni ai responsabili dell’informazione, e che li costringe spesso a mettere da parte il loro apparato deontologico.

E’ lecito chiedersi, allora, quale sia effettivamente il limite tra la veridicità dell’informazione ed i ricami retorici per renderla appetibile, e addirittura se esistano ancora notizie ingenuamente veritiere, riportate sulla carta elettronica nella loro nuda e cruda attinenza coi fatti, aventi il semplice scopo di ”informare”. Il carnevalesco traffico d’informazioni che ci si presenta ogni giorno davanti agli schermi ci costringe ad acquisire una certa sensibilità filologica che di certo non verrebbe spontanea acquisire; il lettore, qualora fosse davvero interessato a conoscere il ”vero”, si ritrova costretto a decifrare minuziosamente il linguaggio del web cercando di scovare nell’interminabile flusso virale delle fake news, quel barlume flebile di verità soffocata dal suo alter-ego romanzato.

La distorsione della verità, una tendenza irrimediabilmente umana

Non si creda però che la tendenza a distorcere la verità dei fatti mediante tinte romanzesche, provocando una percezione erronea della realtà, sia una inclinazione tipica della nostra epoca o una malattia semiotica dell’era globalizzata; al contrario, pare sia un archetipo della natura umana in generale che si è manifestato esplicitamente, seppur con dinamiche e codici differenti, in tutta la sua storia, una tendenza dettata forse da un’irrimediabile senso di frustrazione per il reale.

 

Per quanto i russi, gli americani ed i romanzieri nostrani possano impegnarsi con eccellenti risultati, la più grande bufala di tutti i tempi risale a quel lontano IX secolo, e riuscì addirittura a cambiare radicalmente le sorti della storia moderna. Si tratta della Donazione di Costantino, mirabile esempio di bufala ben orchestrata ad opera di non si sa quale genio della propaganda ecclesiastica. Ancora una volta si nota la forte vena romanzesca dell’autore: ”Costantino, l’imperatore, in segno di gratitudine verso il Papa che lo avrebbe addirittura guarito dalla lebbra, decide di convertirsi al cristianesimo e donare gran parte dei suoi possedimenti territoriali alla Chiesa”.

Una storia che fa immediata presa sulle fragili conoscenze filologiche del Medioevo e che continuò a circolare per molto tempo anche in ambienti pseudo-intellettuali, finché Lorenzo Valla ne scoprì l’artefatto. Ma le basi ”legali” del potere temporale della Chiesa erano già state fissate, e la bufala, quella oggi comunemente definita fake news, continuò a sortire i suoi effetti sino alle soglie della nostra contemporaneità.

Di esempi di bufale ”storiche” ne esistono a bizzeffe, si potrebbero citare le notizie false sparate dai giornali di tutto il mondo nel 1871, secondo cui i difensori della Comune di Parigi avrebbero incendiato il Louvre; i Protocolli dei Savi di Sion, secondo cui gli ebrei di Praga avrebbero ordito un piano segreto per impossessarsi delle ricchezze di tutto il mondo; la cronaca in diretta dello sbarco degli alieni in America trasmessa il 30 ottobre del 1938 dalla Cbs e molti altri farseschi esempi.

La morale? Non rimane che applicare il buon senso ed una buona dose di intuito critico, maturando la consapevolezza che il mondo dell’informazione è da sempre stato un enorme calderone in cui vengono mescolati i più assurdi ed eclettici ingredienti; il senso stesso della comunicazione risiede nel principio di partecipazione e collaborazione tra gli interlocutori, e ciò comporta che il lettore debba necessariamente assumere un ruolo attivo e non lasciarsi attraversare indistintamente da ogni qualsivoglia tipo di sentenza sparata sui suoi apparati tecnologici, un ruolo di collaborazione e dedizione alla notizia che abbia come scopo la chiara e nitida verità.