Fargo, il luogo come personaggio



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Speciale Fargo – La serie. Si apre con un campo lungo sul ghiaccio del Minnesota. Arriva la macchina con Lorne, lentamente, e attraversa la neve che circonda un’atmosfera gelida

Distese di neve, laghi ghiacciati. Un bianco che disorienta, che sembra non contenere possibilità di vita. Il Minnesota è il macro personaggio in cui prende forma la storia narrata in Fargo, presenza costante che introduce, circonda, conclude o favorisce quasi ogni azione all’interno della serie.

Il sangue emerge nella neve come una ferita, così il cappotto rosso del protagonista Lester (Morgan Freeman) spicca rispetto al ghiaccio e al pallido cielo. Lo stesso colore acquista un senso universale e privato: uccidere e nascondere il crimine compiuto nello sterminato suolo innevato è come annullare la possibilità di una giustizia umana, indossare il rosso è come farsi portavoce del legame indiretto con la follia criminale, esprimere una volontà inconscia, portare in superficie un desiderio, riscaldarsi dal freddo del Minnesota con un rosso che contaminerà il bianco che circonda la vita quotidiana.

fargo La piatta normalità diventa lo scenario del piano diabolico di Lorne Malvo (Billy Bob Thornton), quando comincia a percorrere le strade sommerse dalla neve che, con una parlata raffinata e un portamento impeccabile, traduce il corretto comportamento dell’americano di provincia tipico in uno spietato, spesso insensato, colpo di scena che vuole destabilizzate un ordine.

La neve, i camini che fumano, così come la condensa degli animi congelati dall’estremo freddo del Minnesota, i grigi, i bianchi e i celesti freddi esterni si contrappongono agli interni caldi e scuri: il luogo è il personaggio che crea conflitto, con cui tutti gli altri devono interagire, sia in termini di difficoltà quotidiana che in quanto connotazione quasi naturale di un contesto disumano. Nel ghiaccio si possono nascondere o congelare uomini, liberarsi di qualcosa che nessuno potrebbe andare a cercare, in quel gelo e in quel freddo.

Il Minnesota è anche corpo che ospita una fuga, appunto, un’evasione forzata che cerca un riscatto dove nessuno potrebbe raggiungerti; una zona in cui occorre un miracolo di Dio per riuscire a superare la barriera delle lunghe distese di neve, metafora di un futuro da costruire basandosi su valori amorali, lontani dal sentire umano, perché è in quel ghiaccio e in quel tremolio dei corpi, che si può legittimare un sistema di autodifesa. La corruzione e l’accumulo di denaro da una parte, la normalità e la frustrazione dall’altra, sono il tessuto sociale “partorito” dal macro personaggio del Minnesota.

fargo L’episodio di Fargo, in cui viene raccontata la storia di Stavros Milos (leggi lo speciale dedicato QUI), mette in scena un tipico espediente narrativo dei Coen: al limite tra grottesco e surreale, la sua permanenza nel Minnesota sarà condizionata dal ritrovamento di una valigia piena di soldi, dopo aver invocato l’aiuto di Dio, sommersa dalla neve.

Di derivazione ebraica, i fratelli Coen fanno interagire spesso il racconto filmico con le parabole bibliche, lasciando intuire una costante rielaborazione della cultura di appartenenza. Inserire una tale riflessione all’interno della caratterizzazione del luogo, lo trasforma, chiaramente e con un’istanza autoriale, in un personaggio forte, il reale protagonista della storia, che occorre attraversare per poterlo rovesciare.

Il Minnesota è il luogo ideale in cui Lorne Malvo riesce a progettare, ed eseguire, la sua azione omicida. Trova l’ingiustizia, a cui risponde con la legge dell’ “occhio per occhio dente per dente“, penetra un sistema arcaico, primordiale, cristallizzato, semplice, per scrivere la sua parabola moderna, che lo rende eroe e antieroe di un sistema di valori preconfezionati e cinici. 

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