Festa del cinema, terza giornata

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Terza giornata della Festa del Cinema di Roma: l’uomo del terzo millennio e i suoi problemi nel cinema contemporaneo

La terza giornata della Festa del Cinema di Roma si è aperta con due film entrambi di produzione americana: Freeheld di Peter Sollet con Julianne Moore e Ellen Page e Mistress America di Noah Baumbach.

Si tratta di due film molto diversi per argomento e temi, ma che fanno riflettere, entrambi, sulle questioni importanti della vita. Il primo racconta di due donne, di età diverse, una molto più giovane che s’incontrano a una partita di palla a volo e si piacciono dal primo momento. Una delle due, la più matura, è un poliziotto e deve salvare le apparenze perché teme di essere discriminata sul lavoro.

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Freeheld – Festa del cinema, terza giornata

Dopo qualche incertezza iniziale le due vanno a vivere insieme e tutto sembra procedere per il meglio, finché non si ritrovano ad affrontare il cancro e una battaglia legale per l’assegnazione della pensione al partner in caso di morte, cosa non concessa dalla legge dello stato del New Jersy nei primi anni duemila, quando si svolge la storia.

Tratta da fatti realmente accaduti, riporta la vicenda di una coppia di fatto che all’alba del terzo millennio non poteva usufruire degli stessi diritti degli etero. Il film è struggente proprio perché sottolinea come l’amore, i sentimenti, l’unione fra due persone non abbiano alcun valore per lo stato se questi sono consumati da due individui dello stesso sesso. Non si può fare a meno d’immedesimarsi nel personaggio della Moore, che teme per il futuro della sua compagna, se questa non potrà vivere nella casa che loro hanno messo su insieme, lei non potrà morire in pace.

Non c’è niente di peggio, per chiunque, che morire sapendo di lasciare i propri cari con questioni in sospeso.

Julianne Moore ritorna al Festival di Roma per la terza volta e ancora con un film impegnato. L’avevamo già vista nei panni di un’omosessuale in The Kids are All Right e poi docente universitaria affetta da Halzeimer precoce in Still Alice.

Sembra che ultimamente, con l’avanzare dell’età la Moore abbia deciso di applicarsi in ruoli che trasmettano un messaggio e che affrontino questioni sociali importanti. Purtroppo, nel caso di Freeheld si notano in Julianne Moore le stesse espressioni che abbiamo visto in Still Alice, come se alcune inquadrature di quest’ultimo film le avessero inserite nel primo.

Questa cosa non poteva passare inosservata a distanza di un anno tra un film e l’altro. In generale il contributo migliore è stato quello degli interpreti maschili. Il film mantiene il giusto ritmo dall’inizio alla fine, anche se inizialmente lascia credere si tratti di un poliziesco per poi trasformarsi in un dramma sulla malattia.

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Mistress America – Festa del Cinema, terza giornata

Arriva alla Festa del Cinema Mistress America, che si presenta come un film da college americano per poi diventare una riflessione sulla società contemporanea che mette le nuove generazioni nella condizione di essere e fare più cose contemporaneamente, senza mai formarsi sul serio e sul peso di diventare qualcuno con la frustrazione di non avere ancora un posto nel mondo quando si frequenta l’università.

Le due protagoniste infatti, sono molto simili proprio perché entrambe sono preoccupate per il proprio futuro. Una vuole diventare una scrittrice, l’altra vorrebbe aprire un ristorante, ma allo stesso tempo si occupa di mille altre cose senza avere un ruolo definito nella società. Le interpreti, Greta Gerwin e Lola Kirke sono in sintonia e riescono a dominare la scena. La sceneggiatura è scritta molto bene con dialoghi taglienti e battute da trascrivere in un Tweet, proprio come fa una delle protagoniste in una scena.

Entrambi i film sono da vedere soprattutto per la riflessione sulle principali angosce esistenziali dell’uomo contemporaneo, afflitto dall’incertezza per il futuro, perseguitato dal cancro o dalla paura della sua presenza e frustrato perché cerca con difficoltà di realizzare i suoi sogni.

Entrambi i film svelano ciò che l’uomo contemporaneo è diventato, una macchina produttiva che si affanna per ottenere degli obiettivi nel lavoro, dimenticando che quando ci si mette di mezzo la vita si rimescolano le carte in tavola e tutto può cambiare da un momento all’altro, ma quello che resta è sempre l’amore.

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