Fondali oceanici, mappato solo il 28,7%: a che punto è il progetto Seabed 2030
In sintesi. Secondo il progetto internazionale Seabed 2030, nell’aprile 2026 risulta mappato il 28,7% dei fondali oceanici secondo gli standard moderni, contro il 27,3% del 2025. Oltre il 70% dei fondali resta quindi senza una mappa dettagliata. Seabed 2030 è nato nel 2017 e punta a mappare tutti i fondali entro il 2030.
I punti chiave
- Seabed 2030 indica che, nell’aprile 2026, il 28,7% dei fondali oceanici è mappato secondo gli standard moderni.
- La quota di fondali oceanici mappata è salita dal 27,3% del 2025 al 28,7% dell’aprile 2026.
- Seabed 2030 ha integrato in un anno dati batimetrici relativi a quasi 5 milioni di km², portando la superficie mappata a circa 104 milioni di km².
- Seabed 2030 è nato nel 2017, è promosso da Nippon Foundation e GEBCO e punta a mappare completamente i fondali entro il 2030.
- 220 organizzazioni hanno contribuito ai dati di Seabed 2030, che confluiscono in un modello globale aggiornato ogni anno e accessibile gratuitamente.
Solo il 28,7% dei fondali oceanici è stato mappato secondo gli standard moderni, mentre oltre il 70% resta senza una mappa dettagliata. Il dato è del progetto internazionale Seabed 2030, diffuso nell’aprile 2026.
Quanto è cresciuta la mappa dei fondali in un anno
Secondo Seabed 2030, la quota di fondali mappata è salita dal 27,3% del 2025 al 28,7% dell’aprile 2026.
| Anno | Fondali oceanici mappati |
|---|---|
| 2025 | 27,3% |
| Aprile 2026 | 28,7% |
In un anno Seabed 2030 ha integrato dati batimetrici relativi a quasi 5 milioni di km². La superficie complessivamente mappata è così arrivata a circa 104 milioni di km².
Come si misura la profondità del mare dai satelliti e dalle navi
I satelliti individuano le grandi strutture sottomarine in modo indiretto. Le montagne sottomarine alterano il campo gravitazionale terrestre e provocano piccolissime variazioni dell’altezza della superficie del mare, che i satelliti riescono a misurare.
Il metodo satellitare dà una rappresentazione generale di montagne, dorsali oceaniche, canyon e fosse profonde migliaia di metri. Non distingue però le strutture più piccole e non ricostruisce con precisione la morfologia dei fondali.
Per le mappe dettagliate servono i rilievi batimetrici, fatti soprattutto con ecoscandagli multifascio (multibeam) installati sulle navi. Questi ecoscandagli inviano fasci sonori verso il fondo e misurano il tempo che le onde impiegano ad andare e tornare. Conoscendo la velocità del suono nell’acqua, calcolano la profondità.
Il risultato dei rilievi multibeam è una ricostruzione tridimensionale del fondale, con un funzionamento paragonabile a quello di un’ecografia.
Gli oceani coprono circa il 71% della superficie terrestre. Mapparli con gli ecoscandagli richiede di percorrere enormi distanze, spesso in aree remote, con tempo, mezzi specializzati e ingenti risorse economiche.
Perché conoscere i fondali serve anche a clima e tsunami
Le montagne e le dorsali sottomarine influenzano le correnti oceaniche, che hanno un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre.
Anche la propagazione degli tsunami dipende dalla profondità del mare. Mappe più precise migliorano le simulazioni del movimento delle onde e dei loro possibili effetti sulle coste.
Chi guida Seabed 2030 e cosa manca per arrivare al 2030
Seabed 2030 è nato nel 2017 e punta a mappare completamente i fondali entro il 2030. Il progetto è promosso dalla Nippon Foundation e da GEBCO (General Bathymetric Chart of the Oceans), programma congiunto dell’Organizzazione Idrografica Internazionale (IHO) e della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO.
Seabed 2030 integra dati batimetrici di tutto il mondo in un modello globale aggiornato ogni anno e accessibile gratuitamente. Finora hanno contribuito 220 organizzazioni, condividendo anche rilievi del passato mai resi pubblici.
La mappa globale dei fondali si può esplorare sul sito ufficiale di Seabed 2030. Il modello batimetrico è invece liberamente accessibile sul Portale GEBCO.
Per rispettare la scadenza del 2030 bisogna accelerare sensibilmente il ritmo dei rilievi e della condivisione dei dati. Oltre il 70% dei fondali, infatti, deve ancora essere mappato nel dettaglio secondo gli standard moderni.
Domande frequenti
Quanta parte dei fondali oceanici è stata mappata?
Secondo Seabed 2030, nell’aprile 2026 è stato mappato il 28,7% dei fondali oceanici secondo gli standard moderni. Nel 2025 la quota era del 27,3%. Oltre il 70% dei fondali resta senza una mappa dettagliata.
Come si misura la profondità del mare?
Le mappe dettagliate si ottengono con rilievi batimetrici, fatti soprattutto con ecoscandagli multifascio (multibeam) installati sulle navi. Gli ecoscandagli inviano fasci sonori verso il fondo e misurano il tempo che le onde impiegano ad andare e tornare. Conoscendo la velocità del suono nell’acqua, calcolano la profondità.
Cos’è il progetto Seabed 2030?
Seabed 2030 è un progetto internazionale nato nel 2017 che punta a mappare completamente i fondali oceanici entro il 2030. È promosso dalla Nippon Foundation e da GEBCO, il programma congiunto dell’Organizzazione Idrografica Internazionale e della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO.
Dove si può consultare la mappa dei fondali oceanici?
La mappa globale dei fondali si può esplorare sul sito ufficiale di Seabed 2030. Il modello batimetrico è liberamente accessibile sul Portale GEBCO. L’accesso è gratuito.
Perché serve conoscere i fondali oceanici?
Montagne e dorsali sottomarine influenzano le correnti oceaniche, che hanno un ruolo fondamentale nella regolazione del clima terrestre. Anche la propagazione degli tsunami dipende dalla profondità del mare, quindi mappe più precise migliorano le simulazioni delle onde e dei loro possibili effetti sulle coste.
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