Franco svizzero crolla? Le borse europee ringraziano

franco svizzero

La decisione della Banca Centrale svizzera di revocare il cambio fisso euro franco svizzero ha impennato i mercato europei, ma è una strategia

Confutare il cliché della serenità dei piccoli risparmiatori svizzeri poteva sembrare, visto lo storico e costante impegno del governo centrale, impresa ardua e irrealizzabile. Lo scorso giovedì, però, la decisione di abbandonare il cambio fisso, ha integralmente mutato lo scenario.franco svizzero

Il forte deprezzamento della moneta nazionale ha fatto crollare i titoli azionari d’importanti compagnie svizzere, avvantaggiando sensibilmente le borse europee. In sole ventiquattro ore l’indice SMI (Swiss Market Index) è crollato di circa 1298 punti, pari a una perdita di 321,2 miliardi di franchi svizzeri.

Nel 2011 il Consiglio federale, conscio della strutturale dipendenza dalle esportazioni in paesi UE, decise di fermare il rincaro del franco svizzero fissando il cambio Euro/franco svizzero a 1,20. L’ obiettivo era quello di arginare gli effetti negativi che l’instabilità della moneta europea potevano provocare alla bilancia commerciale del paese.

In questi anni la Banca Centrale Svizzera ha dovuto spendere ingenti somme per mantenere la quota di cambio prefissata, ma l’acuirsi della pressione economica e politica interna delle ultime settimane, ha reso insostenibile il suo perdurare. Un esperto svizzero, operante nel settore bancario internazionale da venti anni, che vuole restare anonimo, sostiene che il reale intento del governo centrale era quello di rischiare il meno possibile; a prescindere dalle funzioni della Banca centrale. Lo strumento monetario adoperato, fin dall’inizio, non era considerato come duraturo, ma soltanto funzionale a premunire l’industria svizzera dandole il tempo necessario ad adattarsi al nuovo scenario. In altre parole, si stava aspettando che le riforme dell’Ue producessero il grado di stabilità dell’euro desiderato dagli esportatori svizzeri.

Tale evento e le sue cause, stanno a confermare che per quanto la Svizzera voglia rimanere, dal punto di vista monetario, un’isola estranea alla dinamiche europee, commercialmente non lo è.

Se ne rallegrino i golosi di cioccolato e gli appassionati di orologeria.