Fronte del Porto e la consacrazione di un Mito



fronte del porto

Los Angeles, 30 marzo del 1955. La 27ª edizione della cerimonia degli Oscar vide la consacrazione di uno dei film più belli della storia del cinema hollywoodiano, Fronte del porto, di Elia Kazan

8 statuette su 12 candidature, tra cui: miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia, miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura, miglior fotografia, miglior scenografia e miglior montaggio.

Trentasei giorni di riprese, quasi tutte in esterno, al porto di Hoboken, New York. Per la pellicola furono scelte comparse tra chi realmente lavorava allo scarico merci. Il regista, Kazan, riprese la lezione del cinema neorealista per raccontare al mondo le impossibili condizioni di vita di questi lavoratori, per descrivere le oppressioni e gli sfruttamenti nascosti proprio nella città simbolo della “Terra della Libertà”.

Tutto nasceva dalle inchieste del giornalista Malcom Johnson, Premio Pulitzer proprio per aver indagato la vita degli scaricatori di porto di New York, esistenze umane alle prese con corruzione, malavita e in lotta per la sopravvivenza quotidiana. Tematiche che rendono Fronte del porto attuale anche oggi.

marlon brando in-fronte del porto

Il film racconta la storia di Terry Malloy, un lavoratore portuale ed ex pugile. Una storia di redenzione, di un uomo che dopo aver lavorato per il capo della malativa Johnny Friendly, si sente colpevole e decide d’impegnarsi a favore dell’emancipazione dei lavoratori dei porti di New York sostenuto dalla giovane studentessa Edie e dal sacerdote Barry.

Ventotto minuti dall’inizio del film e Marlon Brando, gomma da masticare tra le labbra, giaccone a quadri e modi da spaccone, si tocca il naso e riferendosi a se stesso, scandisce: “Certe facce è difficile dimenticarle”.

In pochi secondi vita e cinema si fondono e creano, all’istante, una delle icone cinematografiche del Novecento.

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