Gioconda, quando i Litifiba prendevano posizione sul matrimonio

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Gioconda è un brano dei Litfiba sul tema del matrimonio; è stato pubblicato nel 1991 come terzo singolo estratto dall’album El Diablo

Gioconda è, con molta probabilità, la canzone più dura e “schierata” dell’album El Diablo. Il testo del brano si sviluppa in una protesta, quantomai ironica, contro il matrimonio, sacramento a cui Piero Pelù e i Litfiba si dichiaravano apertamente contrari.

Ecco il testo di Gioconda:

Litfiba GiocondaChe sogno sudaticcio, isterico e bizzarro / con tutti gli occhi del tradimento / la tua famiglia mi ha inchiodato qui / E spunta il prete con il dito in cielo / che mi vaneggia della fedeltà / vorrei parlare, farvi capire / che questa farsa non mi cambierà! / Ma la speranza è l’ultima a morire / chi visse sperando morì non si può dire / il cuore no, no, non te lo do, l’anello, no, no, scordatelo! / Mi sento freddo, paralizzato, praticamente incatenato. / Ma la speranza è l’ultima a morire / chi visse sperando morì non si può dire / il cuore no, no, non te lo do, l’anello, no, no, scordatelo! /Mi sento freddo, paralizzato, praticamente incatenato.

Dunque, un’aperta posizione contro il matrimonio definito come “farsa” e come qualcosa che “incatena” il vero amore; la frase “E spunta il prete col dito in cielo che mi vaneggia della fedeltà” è un attacco esplicito alla Chiesa, alle sue istituzioni e ai suoi rituali: a tal proposito è interessante notare come, al momento 0:20 del video, il prete faccia il gesto dei soldi, cosa che rinforza la tesi di fondo del brano.

Il video di Gioconda è, come del resto il brano stesso, uno dei più ironici della band: viene rappresentato un matrimonio, il cui sposo è Piero Pelù, mentre gli altri quattro membri del gruppo (Renzulli, Aiazzi, Terzani, Poggipollini) compaiono come chierichetti, ed eseguono la parte iniziale del coro della canzone (“Ma la speranza è l’ultima a morire / chi visse sperando morì non si può dire”).

In altre sequenze del video, invece, compare Pelù mentre canta all’interno di uno scantinato, forse a voler simboleggiare la parte di sé (razionale o irrazionale è a giudizio degli ascoltatori) che si ribella al matrimonio e alle formalità; il tutto viene evidenziato dal riff principale di chitarra che pare ritornare in tutti i momenti cruciali della canzone e del video.litfiba gioconda

Proseguendo nell’analisi del testo, troviamo i versi di più complessa decifrazione del pezzo:

Sei bella, sei tonda, sei come la Gioconda / più bella del mare, ma la mia strada ora non finisce qui / Se la speranza è l’ultima a morire / chi visse sperando morì non si può dire / il cuore no, no, non te lo do, l’anello, no, no, scordatelo! / Mi sento freddo, paralizzato, praticamente incatenato.

Il riferimento, evidentissimo, è al celebre quadro di Leonardo da Vinci, famoso per il suo sorriso misterioso. Forse in questo caso Gioconda è il nome della sposa, una sorta di figura mirabile e meravigliosa, ma l’assenza di spigoli (“Sei bella, sei tonda, sei come la Gioconda”) la rende perfettamente asettica.
Il momento decisivo del video accade al verso “Ma la mia strada ora non finisce qui”: infatti Pelù, dopo aver cercato invano l’anello da dare alla sua sposa, viene “trascinato” fuori dalla chiesa e si rifugia su un albero. Di lì a breve sarà raggiunto dalla sposa che decide di scappare in macchina con lui: segno evidente che, alla fine della canzone, i due hanno preferito rifiutare l’istituzione del matrimonio, hanno rifiutato le formalità, per rifarsi a un concetto di amore più libero, senza vincoli e, molto probabilmente, più vero e sentito.