Per la VII giornata del GFF ospite Walter Veltroni che presenta il suo cortometraggio “I bambini sanno”. Come vedere il mondo con gli occhi di un bambino?

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Tra gli ospiti attesi al Giffoni è arrivato il turno anche di Walter Veltroni. Il personaggio, in veste di regista, ha incontrato nel pomeriggio i giovani giurati del festival giffonese per il suo “I bambini sanno”.

Cosa hanno in comune Quando c’era Berlinguer  e I bambini sanno oltre alla regia di Walter Veltroni e il genere di appartenenza?
Entrambi sono la testimonianza di una grandezza: nel primo caso passata e quindi da custodire nella memoria insieme a una preziosa lezione politica, nel secondo presente e magari futura, espressione di uno sguardo sulla realtà lucido e consapevole, ma ancora incantato e non contaminato da individualismo e cinismo, prerogative dell’età adulta. Un film intrinsecamente politico in grado di rappresentare sul grande schermo la concezione che della “politica” ha il suo regista. Politica come passione, curiosità, come una scelta di vita consapevole possibile anche essendo scevra dalla dimensione del potere.

“Questa è un’epoca assolutamente inedita: assistiamo ad una costante “precarizzazione” della società. Bisogna sforzarsi di recuperare un sistema di valori. Il compito che la politica deve assumersi è quello di restituire la speranza e l’aspirazione ad una vita diversa”.

Per la sua seconda regia, Veltroni chiude il maestoso portone della grande storia italiana per aprire la porta di oltre trenta camerette, dove l’immaginazione di ragazzini italiani, filippini, colombiani o rom corre libera verso un domani che sarà certamente migliore, a dispetto della bicicletta tanto desiderata che non arriverà mai o di mamma e papà che non stanno più insieme.

“La cosa bella dei bambini è che non accettano di vivere in un mondo che sia fatto di un colore solo. Ciò che sanno più dei grandi è sognare, sono i sogni che cambiano il mondo”. I bambini non conoscono il pessimismo e la rassegnazione, anche nelle avversità sono vitali e pieni di speranza“.

In questi pochi metri quadri popolati da manifesti e foto, o pupazzi di Peppa Pig, entriamo facilmente anche noi e, sedotti da intelligenze vivaci e da una proprietà di linguaggio che mai avremmo sospettato in un pugno di bambini di età compresa fra i nove e i tredici anni, ci rendiamo conto di quanto sia vera quella frase del “Piccolo principe” con cui l’ex segretario del PD ha scelto di aprire il suo docufilm: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano di spiegargli tutto ogni volta“.

Ma cos’è che questo gruppo di uomini e donne in miniatura capisce meglio di noi, noi genitori distratti o noi che i figli non li abbiamo potuti o voluti fare?
Rispondendo a domande sull’amore, il rapporto con Dio, sulla crisi economica e sull’omosessualità, Patrizio, Diego, Marcus, Kevin & Co. impartiscono una magnifica lezione di tolleranza, generosità e apertura mentale che tutti dovrebbero tenere ben presente, a cominciare dai nostri illuminati ministri.
E, tuttavia,  “I bambini sanno” non è un film solamente politico: a noi piace considerarlo piuttosto racconto intimo, l’istantanea di una fase della vita (la preadolescenza) in cui si comincia dolorosamente a cambiare, in cui si è qualcosa ma non si è ancora completi.
La seconda ha a che fare con l’incapacità contemporanea di calarsi nei panni degli altri, di mettersi in ascolto. “Abbiamo perso l’empatia – dice Veltronie, galleggiando pigramente in uno stagno di indifferenza, non sentiamo sulla nostra pelle il disagio di chi è meno fortunato di noi, di chi muore per mare o di chi non può ricevere un computer come regalo di Natale.”

“Quello che mi colpisce di più è una certa disattenzione, indifferenza diffusa, rispetto a ciò che accade intorno a noi. Sembriamo vivere in un presente estenuante, è tutto così veloce e la velocità implica anche, necessariamente,  una perdita di senso“.

Foto a cura di Annalisa Saggese e Federica Crispo

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