Il Coronavirus e le terribili conseguenze che stanno pagando i più giovani

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Coronavirus: da marzo le nostre vite sono cambiate profondamente, ma i più giovani ne stanno pagando le conseguenze più gravi

Marzo 2020, a causa del Coronavirus la vita di tutti è cambiata profondamente, ma noi giovani ne stiamo pagando un prezzo altissimo. Dai più piccoli ai più grandi, siamo tutti in una sorta di limbo con le ali legate. Tutti pronti a spiccare il volo verso la vita e i sogni, ma senza poterlo fare. Tutti con un pezzo di vita scolastica e universitaria mancante. Il presidente francese Macron pochi giorni fa ha dichiarato: “E’ dura avere 20 anni nel 2020”, e come dargli torto. Questa è l’età delle prime volte: la maturità, il primo grande esame di ogni ragazzo, l’università, i primi viaggi da soli, la laurea, la specialistica e tante altre avventure che il nostro grande bellissimo pianeta offre.

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Da quando il mondo si è fermato lo scorso marzo, nulla è stato più come prima. Siamo tutti cresciuti con la fiducia verso l’altro e con la consapevolezza che un abbraccio vale più di mille parole, ma di punto in bianco c’è stato detto di mantenere le distanze, mentre ai più piccoli è stata negata la possibilità di andare a scuola e di imparare non solo a scrivere e leggere, ma anche a condividere con l’altro.

E poi mi chiedo: dopo tutto quello che stiamo vivendo, tornerà davvero tutto come prima? Che tipo di conseguenze avrà tutto questo “Stare lontani oggi per riabbracciarci domani”? Forse per noi che siamo cresciuti nel “mondo di prima” sarà relativamente più semplice, ma tutti i bambini che invece si stanno formando ora, come reagiranno?

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Senza contare che ormai a causa della mascherina abbiamo perso la possibilità di catturare qualche sorriso per strada. Quante volte c’è stato consigliato durante un periodo difficile, di andare a prendere una boccata d’aria? E quante volte quel prezioso consiglio si è rivelato giusto e al rientro a casa si stava già un po’ meglio? Infinite volte. L’uomo, diceva Aristotele, è un animale sociale e in quanto tale ha bisogno del contatto con l’altro. Siamo, quindi, esseri empatici e il sorriso di uno sconosciuto spesso può donare, anche se per pochi minuti, gioia e serenità a chi in quel determinato momento non si sente così.

Le conseguenze psicologiche

La domanda a questo punto è semplice: che conseguenza avrà tutto questo? Se, dopo il primo lockdown, molte sono state le persone che hanno iniziato a soffrire di attacchi di panico, cosa succederà se saremo costretti a rivivere tutto da capo? Le premesse purtroppo non sono ottime e, inoltre, ci avviciniamo sempre più ad uno dei periodi dell’anno in cui stare in compagnia è d’obbligo: il Natale. Come sarà vivere una festa così gioiosa nella solitudine della propria casa?

Ma ancora, ci potrà essere un Natale per tutti quelli che non stanno lavorando in questo periodo? E nei giorni scorsi abbiamo avuto anche testimonianza di cosa succede quando al popolo manca il pane. Molte famiglie, già duramente colpite durante il primo lockdown, non sopporterebbero un’ulteriore chiusura dopo tutte le spese e le restrizioni che l’arrivo dell’estate ha portato.

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Inoltre, tutto questo a lungo termine a cosa porterà? Si pensi ai più piccoli, quelli che ancora frequentano la scuola materna. Quei tre anni lì sono fondamentali per lo sviluppo sociale del bambino: per la prima volta infatti, ci si ritrova in mezzo ad altri bambini, mentre le maestre, come in una sorta di collaborazione con la famiglia, si impegnano a gettare le basi per imparare il rispetto verso l’altro e l’educazione quando si sta insieme ad altre persone. Da marzo questa importante macchina educativa, quale la scuola, si è fermata. Se ai bambini continuerà a mancare questo tassello, le prossime generazioni non correranno il rischio di essere tutte affette da ansia sociale e da prestazione?

L’unico modo che conosceranno per interfacciarsi con il mondo è attraverso uno schermo. Che tipo di relazioni potranno costruire? Già da anni la digitalizzazione ha cambiato le nostre relazioni, ma così facendo arriveremo ad un punto di non ritorno. Ma in fondo, con chi dobbiamo prendercela? Probabilmente con nessuno: purtroppo non ci sono dei veri e propri responsabili per quanto sta accadendo da quasi un anno, ma sicuramente le conseguenze che stiamo pagando e continueremo a pagare non sono poche.

Sogni in pausa

Ecco quindi, che noi giovani abbiamo cassetti pieni di sogni e in questo momento è come se qualcuno li avessi chiusi a chiave e l’avesse buttata. Tutto sembra in pausa e nessuno di noi sa quando questa emergenza Coronavirus finirà così da poter tornare alla normalità.

I sogni poi sono il motore che fa girare il mondo: se fin da bambini non sognassimo di diventare qualcuno da grandi, saremmo un popolo piatto, senza aspirazioni e senza la voglia di differenziare le nostre scelte rispetto agli altri. Iniziamo a sognare senza rendercene conto, fin da quando a 6 anni non vediamo l’ora di apprendere tutto l’alfabeto per imparare a leggere e scrivere. Non è raro perciò trovare online dichiarazioni di bambini che, in questo momento storico così particolare, sognano di tornare a scuola e lo dicono ai giornalisti con le lacrime agli occhi. Così come non è raro che molte sono le sintomatologie mentali che l’isolamento da Coronavirus ha portato e potrebbe portare in molti giovani, come irritabilità, tristezza e depressione.

Andrà tutto bene?

A tal proposito, Levante nel brano “Andrà tutto bene” si chiede: “Mi chiedo ancora quanti sogni devo allo Stato. In questo stato”. Il brano è uscito molto prima dell’emergenza Coronavirus e nacque come inno alla sensibilizzazione sociale, andando a toccare diverse tematiche sensibili al nostro paese e non solo, tra cui il cambiamento climatico e la poca attenzione che i cittadini e le istituzioni hanno nei confronti di questo grave problema. Ho voluto però riproporre questo verso del brano, contestualizzandolo al difficile periodo che stiamo vivendo, proprio perché nonostante sia tutto frutto di un virus ignoto e altamente infettivo, il problema in alcuni casi non è stato affrontato nel migliore dei modi dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine.

In estate ad esempio, sono mancati controlli là dove ci dovevano essere, così come a settembre non stati istituiti trasporti più sicuri, soprattutto nelle grandi città. E ancora, sono stati davvero utili i banchi con le rotelle nelle scuole? Non era stato detto che i bambini dovevano restare fermi e distanziati? Allora perché acquistare dei banchetti mobili? Tra l’altro in molte scuole stanno arrivando ora, che le scuole o sono già chiuse o sono in via di chiusura.

Insomma, ci troviamo tutti in un stato di incertezza e paura, che nessuno immaginava di poter vivere all’inizio di questo 2020. Uno stato in cui non abbiamo nessuna certezza ma moltissime speranze, affinché questo Coronavirus venga debellato e affinché si possa tornare a viaggiare, abbracciare e imparare. E nonostante ciò, a tutti noi mancherà per sempre un pezzo di vita che nulla e nessuno ci potrà dare indietro.

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Benedetta Picariello
Ciao sono Benedetta ho 23 anni e sono una laureata in Scienze della comunicazione all'università di Salerno. Attualmente studio Media, comunicazione e giornalismo al "La Sapienza". Mi piacciono la lettura, il cinema, il teatro, i viaggi, insomma tutto ciò che mi permette di conoscere il mondo nelle sue mille sfaccettature. Sono stata giurata al Giffoni Film Festival dal 2015 al 2018

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Updated on 30 November 2020 - 17:41 17:41