Parler Trump Impeachment

Oggi si è svolto il primo giorno di processo per l’impeachment a Donald Trump. E il Senato ne ha riconosciuto la costituzionalità

Notte fonda per Donald Trump. Gli attacchi a Capitol Hill hanno solamente peggiorato la situazione per l’ormai ex presidente degli Stati Uniti, che ora si ritrova a far fronte ad una seria minaccia per la sua leadership nei repubblicani americani. Durante la giornata di ieri, infatti, il Senato ha ufficialmente riconosciuto la costituzionalità per l’impeachment nei confronti dell’ex presidente, che ora dovrà dunque dare battaglia legale per il procedimento. Non si tratta nemmeno del primo processo: già all’inizio del 2020, infatti, il miliardario ha subito la stessa cosa, venendo assolto.

L’accusa dei democratici, nei confronti dell’ex presidente miliardario è quella di “favoreggiamento“. Naturalmente, l’oggetto della materia è l’attacco al Congresso del 6 Gennaio scorso, in cui i suoi sostenitori entrarono forzando anche la polizia. Alla tesi della costituzionalità del processo si sono opposti quasi tutti i Repubblicani, che hanno sostenuto che il Congresso non avrebbe il potere di sanzionare un presidente che ha già lasciato il proprio incarico. Dall’altra parte, invece, stazionano i Democratici, che sanno che il processo serve soprattutto a censurare un certo tipo di comportamento. Sanzionare, dunque, Donald Trump garantirebbe una sorta di esempio di giusto comportamento istituzionale.

Il riconoscimento della costituzionalità è avvenuto con il voto favorevole di tutti e 50 i senatori Democratici e di 6 senatori Repubblicani. Importante, soprattutto, quest’ultimo dato. Perché non era affatto scontato che i senatori Repubblicani potessero dare l’appoggio ad un impeachment che, in teoria, bandirebbe il loro candidato più forte per le prossime elezioni politiche. E questo induce anche a pensare ad una sorta di “wind of change” della destra degli USA, forse non più così tanto convinta delle posizioni estremiste e fuori luogo dell’ex presidente.

Una nuova destra

Il procedimento di impeachment che si è ufficialmente avviato nei confronti di Donald Trump potrebbe presto portare la destra americana a dividersi. I “franchi tiratori” sono già pronti, e già negli ultimi tempi prima delle elezioni che hanno consacrato Biden come principale uomo “d’America”, negli ambiti conservatori c’era chi non approvava lo “speech” dell’ex presidente. Questo perché semplicemente non incarnava più i valori della destra americana di un tempo, basati comunque sui principi democratici, sul rispetto per l’avversario e soprattutto sulla correttezza e lealtà. Con il miliardario, tutti questi valori principali sono completamente scemati per far spazio ad una specie di brand da slogan.

I democratici hanno provveduto a presentare le loro accuse all’ex presidente, mostrando all’aula del Senato un video in cui sono state montate insieme alcune scene tratte da comizi di Trump. Nel video si vede l’ex presidente mentre invita i suoi sostenitori ad andare al Congresso per protestare contro i presunti brogli alle elezioni. Altre scene, invece, presentate dal deputato Democratico e avvocato costituzionalista Jamie Raskin, mostravano l’attacco a Capitol Hill. Una cosa che ha funzionato, perché molti deputati della destra hanno poi approvato il procedimento. A votare a favore della costituzionalità del processo sono stati i senatori repubblicani Susan Collins, Lisa Murkowski, Mitt Romney, Ben Sasse, Pat Toomey e Bill Cassidy.

Con l’inizio del processo, il tycoon è diventato il primo presidente statunitense della storia a subire due processi per impeachment. È probabile che anche il secondo processo finirà allo stesso modo. Se invece Trump dovesse essere condannato, il massimo della pena dovrebbe essere l’interdizione dai pubblici uffici. Insomma, comunque vada, il destino del miliardario sembra essere lontano dal carcere. Ma non ci sono certezze, in quanto nessun presidente era mai stato coinvolto dopo la chiusura del suo mandato.