cremona Luca Alini

La fotografia di un’infermiera di Cremona, stremata da un turno massacrante in un momento critico per l’Italia, ha presto fatto il giro del web. È il manifesto di una realtà data per scontata nel caos dell’emergenza collettiva

In un momento così complicato per l’Italia – dichiarata dal 9 marzo interamente zona rossa – a smorzare le distanze sono le piattaforme di condivisione online, un mondo immune dalle dinamiche della contiguità corporale, in cui l’unico pericolo (o speranza) di contagio è di tipo concettuale. Le misure contenute nel D.P.C.M. dell’8 e 9 marzo sono tanto drastiche quanto inequivocabili: minimizzare il contatto fisico e spostarsi solo in casi di impellente necessità. Si chiede collaborazione, si parla di sacrificio, si tentano opere di convincimento a mezzo social con l’hashtag #iorestoacasa.
Ad emergere in questo gioco di reciproco incitamento, in una baraonda di contenuti uguali a se stessi e trasmessi con più o meno insofferenza, è stata una foto. Lo scatto è emerso come spiccherebbe una quercia in un prato di margherite, così lontano dal rumore delle polemiche, distaccato dalla natura artificiale dei contenuti che saturano il web: l’autenticità del reale, che tanto si mimetizza tra slogan, complotti e statistiche, è un’infermiera di Cremona reduce da un massacrante turno di notte. L’immagine sembra erompere dalla sua natura bidimensionale ed arricchirsi di un’empatia che rende superfluo ogni altro tipo di comunicazione. La fantasia si scontra con il reale e l’ottimistico “andrà tutto bene” incontra finalmente l’intermediario che fa da ponte tra attesa e risoluzione della crisi.

Il personale sanitario rappresenta quella porzione di Italia rimasta ad occuparsi del mondo “offline”, esentata dalla tediosa quarantena a cui sono costretti i più e alle prese invece con turni logoranti e continua esposizione a rischi di contagio. L’infermiera che si addormenta stremata su una scrivania dell’ospedale di Cremona, dopo aver smesso la propria individualità per fare di sé strumento di altruismo e dedizione, è il manifesto di una realtà sottintesa e silenziosa, data per scontata e dimenticata nel caos dell’emergenza collettiva. Come il deus ex machina delle più classiche tragedie greche, il personale sanitario risolve l’intreccio senza rivendicarne il merito e senza sottolinearne il prezzo, munito di costanza e abnegazione e non bisognoso di elogi.

La silente operosità dell’offline risulta così antitesi perfetta della rumorosità che travolge l’online. Da un lato la comunicazione astratta ed invadente che intende risvegliare senso civico e responsabilità, dall’altra l’azione concreta e silenziosa di debellamento del Covid-19: due facce della stessa medaglia, reciprocamente necessarie. La fotografia scattata da una dottoressa ad una collega infermiera di Cremona a fine turno si è diffusa in tempi rapidissimi, suscitando un interesse in parte inaspettato. Ha contribuito in larga misura alla diffusione della consapevolezza circa le attuali condizioni di pronto soccorso ed ospedali, aiutando gli “isolati” ad insistere – a distanza – perché si agisca secondo buonsenso. Contributo, questo, che partendo dal mondo reale ed arrivando al virtuale, da quest’ultimo torna a ricadere positivamente sul primo.
È chiaro quindi come non sia fondamentale a quale delle due realtà si appartenga; lo è trovare il modo di permettere loro di incontrarsi, affacciarsi l’una sull’altra e reciprocamente assistersi.