Israele, ulteriori discriminazioni verso i Palestinesi



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A fronte dei violenti scontri che hanno caratterizzato l’ultima settimana, Israele militarizza le città più importanti del paese

Il governo israeliano ha messo in atto una serie di misure di sicurezza per la difesa del territorio, fra le quali l’invio di sei compagnie di soldati nei centri urbani maggiori. Le motivazioni addotte da Israele sono riposte nelle violenze che, negli ultimi giorni, sarebbero state operate dai palestinesi. Se anche fosse vero che questi ultimi hanno pianificato una “Intifada dei coltelli”, (come la definiscono gli israeliani), tuttavia non si può negare che la comunità palestinese sia continuamente minacciata e confinata nel proprio ristretto zoo territoriale, ma anche sistematicamente sorvegliata da torri di avvistamento militari.

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Israele, ulteriori discriminazioni verso i Palestinesi

La Palestina, abitata per secoli da etnie arabe, è stata infatti progressivamente colonizzata da popolazioni israelitiche nel corso del Novecento, senza che si tenesse conto delle comunità preesistenti. Israele ha così assunto un ruolo egemone nell’area, appropriandosi di porzioni di territorio, originariamente palestinesi, sempre più vaste, con l’assenso dei paesi occidentali.

Dunque, essendovi un clima di tensione continuo, ciò che Netanyahu definisce “atti terroristici”, è in realtà il grido di un popolo che chiede libertà.

Non vi è dubbio che gli ultimi episodi di violenza abbiano causato la morte di tre individui e una ventina di feriti di nazionalità israeliana, ma le conseguenti misure adottate da Israele hanno tutto il gusto di incarnare un certo colonialismo militarista.

Infatti, pochi giorni fa, dall’ufficio del Primo Ministro arrivano le seguenti direttive: “Imporre la chiusura delle zone di scontri e incitamento alla violenza. Ai terroristi saranno revocati i diritti di residenza permanente, le proprietà dei ribelli palestinesi che compiono attacchi verranno confiscate. I familiari non avranno indietro le loro salme“.

Terroristi”, tuttavia, sono in questo caso anche uomini, donne e ragazzi palestinesi (non solo combattenti specializzati), i quali non trovano altra soluzione che fronteggiare una nazione poco incline al dialogo e una classe dirigente (palestinese) che promette sicurezza, ma poco garante all’atto pratico.

La tensione aumenta in seguito a un poster apparso sul web e contenente rivendicazioni anti-israeliane ad opera delle Brigate al-Qassam, ala militare di Hamas. Il contenuto è espresso nella soddisfazioni di queste ultime per la nuova “Intifada dei coltelli” e nei propositi di “scacciare gli occupanti” israeliani.

Rancori, violenze e rivendicazioni non lasciano presagire nulla di buono. Il timore o la speranza (a seconda delle parti) è che possa scoppiare una nuova Intifada, stavolta combattuta a suon di missili e proiettili, non un semplice scontro “di coltelli”.

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