Istat: povertà stabile ma in continuo aumento fra i giovani

Istat

L’Istat presenta il nuovo studio sulla povertà. La realtà al di là dei numeri, però, rivela una quotidianità molto più complicata ed instabile

project adv

Uno degli argomenti più spinosi, e spesso affrontati con sufficienza,  è senza dubbio quello della povertà interna.

L’indicatore, utile per verificare la salute di una determinata nazione, è, almeno in linea teorica, strettamente legato all’azione legislativa e alle atti da mettere in campo per sovvertire eventuali dati negativi.

Istat

Nonostante queste premesse, per lo più logiche, nel nostro Paese il dato è lontano dall’essere considerato in maniera ponderata e continua ad aggrapparsi a congetture di solito totalmente staccate dalla realtà.

Questo elemento, visibile agli occhi dei più semplicemente facendo un giro per strada, è stato reso noto oggi dai nuovi sconcertanti dati Istat sul tema.

Istituto statistico, infatti, ha rilasciato uno studio in cui viene evidenziato, seppur con una parziale tranquillità – in quanto ritenuto costante – , l’aumento della povertà tanto assoluta quanto relativa.

I 4,7 milioni di poveri assoluti, affiancati dagli oltre sei relativi, rappresentano per l’Istat il picco massimo della povertà nel nostro Stato, con forti conseguenze su under 35, mezzogiorno e giovani.

La ricerca, però, se letta con altri occhi, differenti da quelli meramente statistici, presenta una realtà molto più complicata di quella descritta e difficilmente recuperabile nel medio-breve periodo.

In sostanza, l’aumento della povertà assoluta e relativa è diretta conseguenza di una serie di provvedimenti che, in nome della tranquillità economica, hanno messo in dubbio anche quelle minime certezze presenti al mondo d’oggi.

La propensione a seguire più la stabilità economico/finanziaria che la realtà delle cose, ha reso la nostra quotidianità pervasa da una precarietà diffusa che, oltre ad investire ambiti materiali, ha inceppato un sistema di per sé instabile.

A questa instabilità generale, dovuta per lo più a riforme quali il Jobs Act o Fornero, si associa un ulteriore blocco nel meccanismo Italia, dovuto ad un sistema sempre meno meritocratico che, nel marasma totale, continua a premiare sempre più gli artefici di disastri passati.

L’inevitabile ripercussione si ha sulle categorie meno protette al momento, il cui contributo rimane vitale per l’intera Nazione, che scontando errori vecchi e nuovi, non sono mai stati realmente messi in condizioni di contribuire alla vera ripresa dello Stato.

Video del giorno