Italia, divergenze economiche tra Nord e Sud. Ecco perché



italia

Aumentano in Italia le divergenze economiche tra Nord e Sud, provocando sempre più disoccupazione e disagi tra le due sezioni del Paese

La storia c’insegna che già dalla nascita dell’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, le forti differenze economiche incidevano sull’operato del nuovo Stato unitario. In particolar modo, il Sud concentrava la sua economia prettamente sull’agricoltura, mentre il Nord era già fortemente sviluppato nei servizi e nelle imprese.

Ad oggi, queste differenze si sono leggermente appianate, ma non eliminate. Infatti, l’Istat ha comunicato che, nel terzo trimestre del 2015, il numero degli occupati in Italia è aumentato di 247 mila unità (+1,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e che il tasso di disoccupazione è sceso all‘11,7%, meno 0,6% sul 2014.

Secondo l’Istituto di statistica, il Meridione sarebbe il primo beneficiario della crescita occupazionale, con 136 mila nuovi posti di lavoro tra Sud e Isole.
Numeri che danno speranza, ma che non cambiano di molto la situazione di un Paese che prova a migliorare, tralasciando molto le condizioni di parte della popolazione.

Secondo sempre uno studio, le differenze economiche che si accentuano nel nostro Paese, in particolar modo tra la Lombardia (per quanto riguarda il Settentrione) e la Calabria (per quanto riguarda il Meridione), sono molte più ampie e nette, rispetto ad un paragone fra la Germania e la Grecia.

Il premier Matteo Renzi continua a sostenere un’uscita dell’Italia dalla recessione, elogiando soprattutto i successi produttivi appartenenti alle aziende del Settentrione, lasciando però, accantonato in un angolo, il Mezzogiorno, il quale sembra non avere molta considerazione.
C’è da aggiungere che nel Sud, più del 18% delle famiglie, ha avuto almeno una volta difficoltà nell’accedere all’acqua corrente, un dato alquanto preoccupante, per un paese ritenuto sviluppato.

Possiamo citare infatti il caso di Messina, rimasta per 19 giorni senza acqua, provando forti disagi alla popolazione.
Per quanto riguarda invece, la questione della disoccupazione, basta ricordare che nel terzo trimestre 2015 è stata del 17,6% al Sud, più del doppio rispetto al Nord (7,2%), e quasi 6 punti più alta rispetto alla media nazionale (11,7%).
Nonostante il positivo report dell’Istat, la forbice che si è venuta a creare all’interno del Paese rischia di compromettere l’uscita dalla crisi, annunciata a varie riprese dal premier.
Giovedì 10 dicembre, Renzi ha festeggiato sui social la serie di dati positivi in arrivo: “Il punto è che l’Italia riparte. Avanti tutta!”.

Il problema, però, nasce quando in questa ripresa viene considerato solo ed esclusivamente il Nord, tralasciando le condizioni del Sud. Insomma l’Italia, ancora oggi, viene evidenziata per la netta frammentazione che si avverte nelle due zone del paese.

Confronta http://www.istat.it/it 

Leggi anche