Italicum e Referendum “antani con scappellamento a …sinistra” Parte II

Italicum

L’Italicum anima lo scontro nel Pd. Si passa, in un solo colpo, alla nuova fase dell'”antani con scappellamento a sinistra”

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Il dibattito politico degli ultimi anni, sprofondato negli “inferi” della cultura e della “decenza” da diverso tempo, si presenta sempre di più come una continua “supercazzola” dedita al cambio continuo delle regole poste in precedenza.

Questa fase “mascettiana” dell’arena pubblica, con il dibattito su Italicum e Referendum Costituzionale, si sta incanalando verso una nuova stagione che, in maniera del tutto surreale, si avvia verso l’“antani con scappelamento a sinistra”.

La citazione al capolavoro di Monicelli è, in questo caso, d’obbligo in quanto non si comprende a pieno quali siano le vere intenzioni portate avanti dalle due anime del Pd negli ultimi giorni.

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Dopo l’invito dell’ex Presidente della Repubblica Napolitano a modificare la legge elettorale, si è scatenata una vera e propria “performance di botta e risposta” fra il Segretario/Premier Renzi e la minoranza interna.

Infatti, mentre da un lato Renzi apre ad eventuali modifiche (ammettendo le “inezie” presenti nel testo approvato) sperando in un appoggio al referendum costituzionale, dall’altro il duo Bersani-Speranza punta sull’azione “rilancio”, dichiarando l’appoggio al No in caso di mancato intervento, sullo stesso Italicum.

Il “tragicomico” teatrino, messo in piedi quasi a mostrare un’evidente “lotta di convenienze” fra le parti, merita, però, una seria ed attenta analisi.

Presentato (o meglio imposto) con forza dal Governo ed approvato attraverso la fiducia parlamentare, l’Italicum si ritrova nella paradossale posizione di quel provvedimento da tutti voluto, e votato, ma che tutti disprezzano.

La nuova riforma elettorale, in pratica, sta ripercorrendo un in un certo senso la strada della celebre “porcata” (cit.) di Calderoli che, dopo aver ricevuto gli elogi da artefici e non, è stata considerata la peggiore decisione presa nelle “aule” parlamentari(?).

In sintesi, se tutto ciò che è stato imposto non lo si voleva (sbeffeggiando a più riprese l’elettorato attivo che non è mai stato considerato nell’intero iter) perchè si è deciso di approvarlo?

Inoltre, se il problema (almeno in apparenza, dato che si presuppone che i dubbi sull’Italicum nascono esclusivamente dopo la debacle alle amministrative) è il “modus operandi” delle regole elettorali perchè non si è posto il problema in precedenza, votando magari in maniera contraria al provvedimento stesso?

Infine, il duplice atteggiamento delle parti in causa fa emergere l’ulteriore “pochezza” del dibattito basato esclusivamente su “opportunità del momento”.

In pratica, facendo leva sull’appoggio, o meno, alla conferma del Ddl Boschi (anche questo voluto da tutti ma contestato, in primis, dagli stessi autori di recente) si cerca di strappare un accordo  in modo da avvantaggiare un interesse terzo in causa, mostrando la totale assenza di alcun tipo di programmazione “politico/partitica”.

Fino a quando il dibattito nazionale si orienterà su “opportunità del momento” e “ricatti” più o meno velati, difficilmente si riuscirà ad uscire dall’empasse e qualsiasi tipo di provvedimento futuro sarà sempre oggetto di medizione “politica” con “tendenza al ribasso”.

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