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“Le Iene”, puntata concentrata sull’Isis

24 nov 2015 di Redazione ZON

Quattro servizi sull’Isis, dopo le minacce all’Occidente. Enrico Lucci, storico inviato del programma, raccoglie lo sfogo di una ragazza musulmana

[ads1] Dei dieci servizi de “Le Iene Show” andati in onda lunedì 23 novembre, alle 21.10 su Italia 1, ben quattro sono dedicati all’Isis. D’altronde, si tratta di un approfondimento anche prevedibile dopo gli attentati di Parigi e il clima di paura che si respira in Occidente per le azioni disumane e la barbarie che compiono i terroristi islamici, sotto la guida dell’iracheno Abu Bakr al-Baghdadi.

Le Iene, puntata concentrata sull'Isis

Il servizio di Luigi Pelazza

La prima indagine su questo tema è di Luigi Pelazza; il giornalista torinese anche stavolta affronta un viaggio coraggioso, recandosi a Kačanikun paese di 30.000 abitanti del Kosovo meridionale dove vengono arruolati i combattenti dell’Isis, per mettersi sulle tracce dei familiari di Lavdrim Muhaxheri, un comandante jihadista soprannominato “il macellaio” per la sua efferatezza nel tagliare le gole. Pelazza riesce a intervistare i due fratelli di Muhaxheri, che si mostrano scettici nei confronti dell’attività terroristica del loro familiare, che tra l’altro è molto conosciuto e rispettato in paese. Il servizio si chiude con l’intervista a un falegname che, nel raccontare il suo dramma personale per aver perso i due figli (uno è stato ucciso in guerra, l’altro è trattenuto dai jihadisti in Siria), invita i ragazzi a non incappare nell’errore di partire per combattere una guerra senza senso, dove si ammazza senza motivo.

L’inviata Giovanna Nina Palmieri invece, irriconoscibile dopo un travestimento (con tanto di velo), nel suo servizio sale su “un treno per soli bianchi” diretto per la Germania, in compagnia di migranti che, in questo viaggio della speranza, scappano verso un futuro migliore; la giornalista marsicana, che ci ha abituati a imprese commoventi, incontra nel tragitto una famiglia fuggita dalla guerra in Siria e dall’Isis, composta da una madre vedova (il marito è stato decapitato) con due figli, e attraversa le frontiere europee insieme a loro. Una storia a lieto fine, cominciata nel giugno scorso e conclusasi il 9 novembre, quando la Palmieri li ha incontrati nuovamente, nel loro alloggio ad Amburgo, dove possono contare su un sussidio economico di 260 euro a testa e sugli aiuti della Caritas.

La ragazza musulmana intervistata da Enrico Lucci

Enrico Lucci, l’inviato storico del programma, mette da parte la goliardia e intervista alcuni musulmani moderati, residenti in Italia, per chiedere loro un parere sull’Isis e su quale potrebbe essere la soluzione per combatterlo, raccogliendo lo sfogo di una ragazza col velo, italiana e musulmana, che si è schierata apertamente contro i terroristi, definendoli «persone vuote che hanno subìto un lavaggio del cervello», ammettendo anche di essere guardata con distacco dalle persone, spaventate dopo le stragi in Francia.

La 9ª puntata si conclude con il reportage di Nadia Toffa, realizzato in Iraq e già trasmesso il 19 marzo scorso, che denuncia le violenze messe in atto dall’Isis: donne violentate e vendute come schiave e bambini soldato tenuti prigionieri e addestrati. La giornalista bresciana, che ha girato il servizio sul campo al fianco dei peshmerga (i guerriglieri curdi che si difendono dagli attacchi dei miliziani dello Stato Islamico), ha raccolto testimonianze di alcune donne e di un bambino di dodici anni che sono riusciti a scappare e si è recata nei campi profughi dove si sono rifugiati gli yazidi, un popolo perseguitato e sterminato dall’Isis (questi massacri possono essere paragonabili ad un vero e proprio genocidio di massa).

Nadia Toffa intervista un bambino soldato

Il video dell’inchiesta termina con le parole di odio del “Califfo” al-Baghdadi, parole che non sono scritte nel Corano e che non appartengono al profeta Maometto. È bene ricordare che l’Islam è una religione di pace, fratellanza e misericordia, che non consente il terrorismo. Come si legge nel testo sacro, infatti, «se un musulmano commette un atto di terrorismo, questa persona sarà colpevole di violare le leggi dell’Islam». Uccidere le persone è il primo peccato, quindi, per la religione islamica. I pregiudizi dettati dal timore, in un momento storico come questo, non possono essere del tutto condannabili ma dire che tutti i musulmani sono terroristi ricorda un po’ il concetto made in Italy che tutti i napoletani sono camorristi, tutti i siciliani mafiosi e tutti gli italiani truffatori. Fare di tutta l’erba un fascio è dannoso per la società e per l’integrazione e soprattutto per i rapporti umani. Non si può condannare una religione a causa di quegli individui, o meglio criminali, senza cultura e il lume della ragione, che sono stati indottrinati al fanatismo e alla follia omicida per dare sfogo alle proprie esaltazioni. Alle minacce dello Stato islamico noi rispondiamo che l’Isis non è l’Islam!

Per rivedere la puntata intera del 23 novembre de “Le iene” clicca qui.

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