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Il gruppo di Los Angeles si scaglia contro Trump: “I Linkin Park non sostengono Trump né autorizzano il suo staff a usare la nostra musica”

Nel giorno del terzo anniversario dalla scomparsa di Chester Bennington, morto nel 2017, i Linkin Park ritornano a far parlare di sé. Questa volta però, la musica diventa una questione politica. Dopo l’inizio incerto di campagna elettorale, per il presidente Trump i guai non sembrano essere finiti. Il tweet della band statunitense è stato sufficiente a rimuovere il  video pubblicato da Dan Scavino, responsabile dei social media e assistente di Trump, per aver utilizzato la celebre canzone In The End. Arriva forte e chiara la risposta dei Linkin Park. Il gruppo ha così precisato, in un tweet fatale, di non aver mai supportato né approvato la politica del tycoon americano. Il gruppo ha poi intimato lo staff della Casa Bianca di non associare il nome della band alle politiche del presidente.

Il contenuto video è stato così rimosso per utilizzo improprio di copyright. La presa di posizione del gruppo musicale non è di certo passata inosservata, soprattutto in un giorno così significativo per il gruppo. Numerosissimi i messaggi di vicinanza per la scomparsa dell’ex frontman, sulla pagina #RipChester, creata tre anni fa in memoria dell’amico scomparso.

L’intreccio tra musica e politica

Ai Linkin Park si aggiunge il celebre gruppo Rolling Stones che, qualche settimana prima, aveva minacciato di fare causa al presidente Trump per aver utilizzato, senza alcuna autorizzazione, un loro brano. Trump aveva, infatti, utilizzato pochi giorni prima durante un comizio a Tulsa, la canzone You Can’t Always Get What You Want, dal titolo alquanto premonitore. I Rolling Stones si erano già in passato schierati contro il presidente per l’uso di alcuni loro brani durante la campagna elettorale del 2016.

Lunga la lista dei grandi della musica schierati contro il tycoon. I Queen nel 2016 si erano opposti all’uso di We Are The Champions durante le campagne elettorali del presidente. Con loro, Pharrell Williams, Neil Young, Steven Tyler, Adele, Michael Stipe e il fratello dell’artista scomparso Prince, distanziatisi dalla presidenza e dall’uso improprio della loro musica.