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Londra fa marcia indietro: niente liste di proscrizione per i lavoratori stranieri nel Regno Unito. Le liste verranno fornite dalle aziende ma non saranno rese pubbliche

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Londra fa marcia indietro e aggiusta il tiro in merito alle liste di proscrizione per le aziende che danno lavoro agli stranieri. Dopo le polemiche seguite alla proposta shock del ministro degli Interni Amber Ruddil governo britannico ridimensiona le sue pretese e specifica che le liste ci saranno, ma non verranno pubblicate. I dati estrapolati dalla stesura delle liste saranno ad uso esclusivo del Governo, che li utilizzerà al fine di “rafforzare i programmi di training e istruzione nei settori dell’economia in cui i lavoratori britannici non appaiono sufficienti o non sono sufficientemente rappresentati”

Non era bastato il dietro front della Rudd il giorno dopo, le polemiche avevano travolto il governo di Londra e gli oppositori della nuova premier Theresa May avevano paragonato le liste addirittura a numeri con cui contrassegnare ogni lavoratore, alludendo palesemente ai numeri tatuati sui deportati nei campi di concentramento nazisti. Una popolare radio della capitale, la Lbc, aveva paragonato la proposta a “un capitolo del Mein Kampf”.

Il tema dei lavoratori stranieri resta comunque il più sentito a Londra, specialmente all’indomani della Brexit. Intanto, comunque, i tre milioni di cittadini europei residenti a Londra, di cui cinquecentomila sono italiani, possono stare tranquilli in quanto l’80% di loro è presente nel Regno Unito da più di cinque anni e questo da loro il diritto di richiedere la cosiddetta “permanent residence card”, un permesso di residenza valido a tempo indeterminato. La marcia indietro totale arriva però anche per il rimanente 20%, per i quali il governo di Londra avrebbe pensato addirittura ad equipararli a coloro che sono presenti da 5 anni.

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