E’ stata rilasciata ieri, venerdì 31 Gennaio 2020, su Netflix la terza serie prodotta in Italia “Luna Nera”: spunti per un dibattito sull’attualità

La serie Netflix “Luna Nera”, rilasciata in streaming lo scorso 31 Gennaio 2020, dribbla agevolmente il dibattito che in queste settimane sta affaticando le menti e le falangi del Bel Paese: perchè allo stare un passo avanti o un passo indietro, la crew del terzo prodotto seriale tricolore plasmato dallo streaming  sceglie una passeggiata in solitaria.

Per tre donne in cabina di regia (Comencini, Nicchiarelli, Randi), “rosa” sono anche le penne che hanno adattato questa storia, nata dalla trilogia libresca di Tiziana Triana Le città perdutee che rispondono al nome di Francesca Manieri, Laura Paolucci e Vanessa Picciarelli.

Il tutto per raccontare una storia di donne, quelle del XVII secolo perseguitate perchè streghe, e quelle di oggi, vittime di violenza verbale e fisica, prigioniere di stereotipi che non permettono loro di esprimere al massimo la propria identità.

A dar manforte all’attualità insita in “Luna Nera” che questo contributo intende dimostrare ci ha pensato già Netflix con una installazione artistica particolare: dal 30 Gennaio al 5 Febbraio prossimi, chi si trova a Milano in Piazza XXV Aprile potrà letteralmente entrare in un “rogo contemporaneo” in cui troverà ogni genere di insulto rivolto alle donne e, grazie all’utilizzo di un’interfaccia interattiva, potrà decidere quale cancellare definitivamente dal nostro vocabolario.

“Accetta il tuo destino e lui si compirà”

Venendo alla serie (sei episodi da 50 minuti), essa è la storia di Ade (Antonia Fotaras), levatrice sedicenne che, dopo la morte di un bambino che stava aiutando a venire alla luce, viene bollata come strega. Siamo nell’Italia del XVII secolo perciò la ragazza, insieme al fratello Valente, è costretta a nascondersi e trova rifugio presso un consesso di altre donne, anche loro “stigmatizzate” perchè portatrici di caratteristiche sociali considerate poco o affatto desiderabili.

Volendo dunque spezzare “Luna Nera” in alcune grandi aree tematiche, potremmo dire che la prima ha a che fare con il viaggio di formazione di Ade, un viaggio alla scoperta di sè,della propria storia e del proprio passato. Ma anche un percorso verso l’accettazione del proprio potenziale, che dovrà essere lei e lei sola a decidere come sfruttare;uno degli interrogativi che lascia aperti il finale è proprio questo: che direzione darà Ade al proprio destino, quando tutto quello in cui ha sempre creduto, le anche più granitiche certezze le scivoleranno di mano?

Un amore nel mito

Secondo grande nucleo tematico che anima “Luna Nera” è l’amore tra Ade e Pietro (l’esordiente Giorgio Belli in odore di nuovo sex symbol della serie italiana). E’ un amore impossibile, il loro: come quello tra Tristano e Isotta (meritevoli di una citazione diretta all’interno della serie), come quello tra Romeo e Giulietta raccontato da Shakespeare.

Nell’opera del Bardo, però, era l’ostilità tra due famiglie a rendere impossibile l’amore tra due giovani fiori, nella serie Netflix in attesa di rinnovo per altre due stagioni, sono invece due mondi interi a contrapporsi: la ragione e l’istinto, il manifesto e l’occulto, la luce e le tenebre.

L’aspetto familiare, tuttavia, è presente: si consideri infatti che il padre di Pietro è il capo dei cosiddetti beneandanti, coloro i quali sono preposti a dare la caccia alle streghe per mantenere l’ordine e la sicurezza dei propri villaggi.

Anche per il personaggio di Pietro, dunque, un ideale prosieguo di “Luna Nera”, vorrebbe dire il passaggio definitivo all’età adulta, quello della scelta tra le ragioni del cuore e quelle del sangue.

I social e la violenza: l’attualità vista da “Luna Nera”

Cosa può raccontarci ancora oggi una serie come “Luna Nera”? Pensiamo alle piazze in cui i beneandanti bruciavano le streghe: quelle stesse piazze, non potrebbero essere oggi rappresentate dai social, in cui chi non la pensa come te è da eliminare dagli “amici”?

 E quei beneandanti provvisti di una maschera, che li rende tutti uguali e per questo li aliena, chi potrebbero essere se non quegli haters, quei leoni da tastiera, che si nascondono dietro uno schermo, che diventa la loro maschera appunto, fuori dalla quale non vomitano altro che cieca frustrazione ed ignorante odio?

Ma c’è anche del positivo: il potere di cui Ade è depositaria in “Luna Nera”, la capacità di sentire (nell’accezione più ampia del termine) il grido di dolore delle altre donne, è assimilabile a quello che oggi varie associazioni fanno per combattere la violenza contro le donne, spesso con enormi sacrifici, dovendo combattere anche contro la più totale indifferenza, il più totale disinteresse delle istituzioni.

Plurale femminile

Anche il cast artistico di “Luna Nera” è, per forza di cose, prevalentemente femminile: accanto alla protagonista Fotaras (già vista in Mentre ero via) figurano anche Federica Fracassi (Janara) Manuela Mandracchia e Lucrezia Guidone.

Queste ultime interpretano rispettivamente Tebe e Leptis, due personaggi che hanno avuto il grande merito di sdoganare l’amore tra due donne in un serial italiano contemporaneo.

Questo sì, un passo avanti per una Nazione che culturalmente sembra più restia ad accettare l’amore saffico che quello tra due uomini.