Chi è Marsha P. Johnson, pioniera del movimento LGBTQ+ ricordata di Google



marsha p. johnson
immagine da google.it

Google ricorda oggi Marsha P. Johnson, la prima pioniera del movimento LGBTQ+ famosa in negli Stati Uniti per le sue battaglie

Google ha deciso di ricordare con il doodle di oggi un’attivista, performer e drag queen, pioniera dei movimenti LGBTQ+ negli Stati Uniti e non solo. Si tratta di Marsha P. Johnson, rinomata per le sue battaglie e per aver dato vita a diverse manifestazioni per i diritti, allora come oggi, spesso negati a chi ha una sessualità non “tradizionale”. La sua opera di sensibilizzazione è stata riconosciuta postuma: infatti, il 30 giugno dell’anno scorso, è stata insignita del premio “grand marshal of the New York City Pride March”.

La vita

Marsha P. Johnson è nata il 24 agosto del 1945, nel New Jersey, con il nome di Malcolm Michaels Jr. Iniziò a vestire panni femminili già all’età di 5 anni ma per un periodo dovette abbandonarli per non incorrere in molestie da parte dei ragazzi della sua città. Dopo essersi diplomata nel 1963, si trasferisce a New York con 15 dollari in tasca ma molti vestiti. Iniziò a lavorare come cameriera. Quando iniziò la sua carriera da perfomer e drag quenn – come lei stessa di definì – cambiò il nome dapprima in Black Marsha e successivamente in Marsha P. Johnson, dove la P. indica la frase “Pay it no mind“, come era solita risponde a chi voleva sapere il suo sesso. È ritenuta una delle presenze più rilevanti nei moti di Stonewall del 1969. Fu anche uno dei membri fondatori del Gay Liberation Front e fondò anche l’organizzazione per gay, trans e persone genderqueer, “STAR” (Street Transvestite Action Revolutionaries) insieme all’amica Sylvia Rivera.

La morte misteriosa

Come spesso accade, la sua vita non è stata tutta rose e fiori. Nel ’66 si prostituiva e non aveva una fissa dimora, motivo per il quale fu più volte arrestata. Spesso è stata internata e trattata farmacologicamente per curare dei suoi scatti d’ira che la rendevano pericolosa per chi la circondava. Subito dopo il gay pride del 1992, il suo corpo fu trovato galleggiante nel fiume Hudson. Le cause del decesso sono state imputate ad un suicidio, ma nel novembre 2012, l’attivista Mariah Lopez è riuscita a far riaprire il caso dal dipartimento di polizia di New York come possibile omicidio.

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