Matteo Renzi dà la stretta finale per le amministrative e avverte: “Quello del 5 giugno non è un voto al Governo”



Matteo Renzi

Matteo Renzi dà la stretta finale per le amministrative e avverte: “Quello del 5 giugno non è un voto al Governo, ma ai sindaci. Il futuro del Governo si deciderà con il referendum”

Matteo Renzi alla stretta finale sul voto amministrativo, e non risparmia critiche e consigli ai candidati, anche a quelli del suo partito. Quello che, però, ribadisce con forza Matteo Renzi è la finalità delle elezioni che andranno in scena il 5 giugno. Non saranno una prova-verità per il Governo ma sono solo per i sindaci, le amministrazioni comunali e i cittadini. Se proprio una prova del nove ci deve essere, questa sarà ad ottobre, con il già annunciato referendum per la riforma costituzionale.

Una campagna elettorale anomala

Una campagna elettorale anomala e sotto tono quella di queste amministrative, con i candidati che molto spesso, dalle grandi città ai piccoli comuni, hanno preferito incontrare la gente a tu per tu, mischiarsi tra le folla, ascoltare singolarmente i bisogni dei cittadini, magari condividendo un caffè o una cena, piuttosto che radunare folle in piazze e teatri. E forse è proprio questo il metodo per convincere un elettorato ormai scontento e disincantato, che non si reca alle urne per una fiducia che nel tempo è venuta sempre più a mancare, logorata da giochi di potere, scandali e mezzucci che avrebbero provato la fiducia di chiunque, in qualunque Paese.

Matteo Renzi

A Napoli, intanto, il Premier Matteo Renzi sostiene la candidata Valeria Valente e domani sarà a Bologna per appoggiare Bonaccini. Poi il “tour emiliano” di Renzi si sposterà a Rimini e Ravenna. Tutti gli altri rappresentanti dei vari schieramenti si stanno affannando in queste ore a sparare le ultime cartucce, verbalmente si intende, per dare man forte ai loro candidati e “metterci la faccia” per dar loro ulteriore credibilità. Ma si sa che ogni consultazione amministrativa viene sempre considerata dai partiti di opposizione come una sorta di test per ogni governo, in quanto, si pensa, che i cittadini vadano a scegliere il partito e non il candidato. Ebbene non è propriamente così.

Dietro i singoli individui ci possono si essere i grandi partiti, ma non consideriamo la miriade di liste civiche che si presentano, con le centinaia di “signor nessuno”, gente non avvezza alla politica, che compongono queste liste, e che si presentano per fare il bene della città che amano. Per questo il modo di condurre la campagna elettorale tra la gente può essere una scelta vincente, perché le persone devono riavvicinarsi alla politica e ai personaggi che vi gravitano attorno. Sono ormai passati i tempi dei proclami e delle folle oceaniche, quelli lasciamoli ai libri di storia. Ora il cittadino ha bisogno di essere rassicurato, di essere guardato in faccia, ha bisogno che il candidato prenda a cuore ogni singola situazione, o almeno finga di farlo. Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che la folla è un animale stupido e facilmente manipolabile, mentre il singolo è una forza, un’unità a se stante, che non prenderà ad esempio gli altri radunati insieme a lui, ma solo se stesso. Che i candidati scendano dai balconi, come si faceva una volta, e dai palchi, e vadano tra la gente.

Leggi anche