Miles ci manchi.  25 anni senza l’uomo che poetava con la tromba, un musicista che non rimase legato al jazz e mise a disposizione il suo genio per reinventare la musica del 900

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28 settembre 1991, un giorno qualsiasi per molti, ma non per i musicisti di tutto il mondo e gli appassionati di jazz: Miles Davis non c’era più.

All’inizio di settembre il mondo della musica era stato sconvolto dalla notizia del suo ricovero in ospedale a causa di sopraggiunte complicazioni polmonari. Poche settimane dopo, una maledetta pneumonia aveva aggravato i problemi respiratori di Miles e se l’era portato via. Un trauma per chiunque, una perdita irreparabile considerando quello che avrebbe potuto ancora fare, una terrificante prospettiva per ogni jazzista che sapeva, come poi effettivamente è avvenuto, che innovare il genere da quel momento sarebbe stato se non impossibile almeno molto difficile.

Non staremo qui ad elencare le sue produzioni e collaborazioni, potete andare su Wikipedia per vedere la discografia di Miles.

Miles
Miles rivoluzionò ancora una volta la musica del 900 con l’album del 1970 Bitches Brew

Qui parliamo ai jazzisti, se ce ne sono ancora. Miles Davis poetava con la tromba, il suo sound vellutato accarezzava il cervello dei suoi ascoltatori, mentre la sua voce roca lo mandava in tilt.

Chi dice che il jazz è un genere difficilmente comprensibile ha ragione, da vendere, ma i musicisti…loro non saranno sicuramente d’accordo. Chi fa jazz non suona semplicemente uno strumento, ma si libera, lascia che la sua anima emerga e disseppellisce costrizioni e inibizioni. Chi fa jazz non segue uno spartito, improvvisa, sempre, ed è in grado di farlo in qualsiasi contesto e inserendosi in qualsiasi formazione musicale possibile. E chi ci ha insegnato che tutto questo è possibile? Miles Davis.

Lui è stato capace di operare incursioni in ogni genere musicale, innovando e rivoluzionando ogni volta canoni che sembravano imprescindibili. Dicono che Bitches Brew sia l’atto di nascita del jazz/rock, un termine terrificante che i critici concepirono per giustificare la presenza di strumenti anomali all’interno di un genere che fino a quel momento aveva detto tutt’altro.

Ma era possibile demolire e ricostruire dalle fondamenta il rock negli anni in cui esso rappresentava la colonna sonora della vita di ognuno di noi? Eresia! Miles non aveva un intento programmatico quando mise in mezzo la sua tromba, lui del resto l’improvvisazione ce l’aveva nel sangue, non era in grado di prevedere l’effetto che questa sua incursione improvvisa avrebbe provocato. E che effetto fu? Devastante! I puristi storsero il naso, e i critici ancora lo storcono a 30 anni di distanza. Ma senza Miles la musica contemporanea non esisterebbe, e senza le sue audaci sperimentazioni, che andrebbero datate ancora prima di Bitches Brew, partendo da Sketches of Spain (1960), le contaminazioni che vanno tanto di moda adesso non avrebbero mai visto la luce. Aveva un caratteraccio, ma che importa. Miles ci manchi!

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