I cinefili dicono addio anche a Martin Landau

I cinefili dicono addio anche a Martin Landau

Il cinema piange la scomparsa, non solo del rivoluzionario regista George Romero, ma anche quella meno commemorata dell’attore Martin Landau, il Bela Lugosi da Oscar

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L’addio a Martin Landau (New York, 20 giugno 1928 – Los Angeles, 15 luglio 2017), morto a Los Angeles due giorni fa ad 89 anni, ha preceduto in sordina quello più enumerativo a George A. Romero. Infatti solo stamane, via social, si appreso della sua scomparsa.

Landau ha lavorato con grandi registi, ma ha anche declinato le offerte di importanti cineasti come Sergio Leone. Eppure, nella sua carriera al limite del successo, non ha mai rimpianto nulla: nel 1959 fu il Leonard di Intrigo Internazionale di Hitchcock e nel 1988 fu Abe in Tucker, uno dei film meno conosciuti di Francis Ford Coppola.

“Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose e scelte morali. Alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte”monologo finale di Martin Landau nel ruolo del rabbino di Crimini e Misfatti di Woody Allen.

Nonostante una certa fama cinematografica, Martin Landau è stato in realtà uno dei più grandi caratteristi della televisione americana, in un’epoca in cui la notorietà reale era solo dei divi hollywoodiani.

Infatti è nei panni di Rollin Hand che, dopo quattro stagioni nella serie tv Mission Impossible – accanto a Barbara Bain, che diventerà sua moglie – inizia a costruire incisivamente la sua carriera sul magnetismo dell’attore dagli occhi chiari e le sopracciglia luciferine.

Poi nel 1973 con la serie cult italo-britannica Spazio 1999, debitrice del cinema di Kubrick e di Star Trek, Landau viene consacrato come attore di nicchia: in un fantascientifico scenario apocalittico di fine millennio, nei panni del comandante John Koenig, nonostante l’understatement del genere, raggiunge il successo di pubblico meritato.

I cinefili dicono addio anche a Martin LandauMa è il 1994 l’anno che lo consacrerà nell’immaginario collettivo, anche dei cinefili più giovani: Tim Burton lo scrittura per la parte dello schivo e gobbo morfinomane Bela Lugosi in Ed Wood. Quella di Martin Landau è risultata una celebrazione d’eccellenza, in una performance mimetica che ha restituito al cinema un’icona hollywoodiana emarginata dal sistema e che ha conferito finalmente, allo stesso Landau, l’Oscar come migliore attore non protagonista.

I cinefili dicono addio anche a Martin LandauEra il 1995 e l’agognata statuetta arrivava a consacrare una meticolosa carriera, centellinata nella scelta dei ruoli quanto parca di riconoscibilità. Infatti Martin Landau che, veniva dallo stesso anno accademico dell’Actor’s Studio di Steve McQueen e James Dean, non aveva una faccia che bucava lo schermo. Eppure ha saputo essere un sofisticato interprete, capace di impersonare a tal punto un personaggio, da sparire nei suoi panni. Sulla scena Landau era magistralmente sempre qualcun altro.

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