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Sono ottanta per Woody Allen

“Se mantieni la calma mentre tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito qual è il problema” Woody Allen

Quando si legge o si ascolta una battuta caustica come questa la prima persona che viene in mente è certamente Woody Allen, il regista americano, ma si direbbe meglio internazionale, più prolifico e rappresentativo della commedia americana moderna che molto deve a quella della Golden Age che comprende, fra gli altri, registi come Billy Wilder che per Allen fu un modello.

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Il primo dicembre di quest’anno Woody Allen compie ottant’anni ed ha alle spalle una lunga carriera come autore televisivo per la ABC, cabarettista, comico, clarinettista, compositore, sceneggiatore e regista. Con una media di un film all’anno, Allen ha saputo raccontare le nevrosi, le ansie, la psicologia, gli obiettivi e le paure dell’uomo moderno. I suoi film coprono uno spettro che va dagli anni Settanta, attraversando la New Hollywood, ma senza farne davvero parte, fino ai giorni nostri. Attraverso le storie che con ironia e sagacia  Allen ha raccontato in questi decenni si può ricostruire un percorso storico e sociale dell’uomo moderno con tutte le ansie e le vittorie che lo hanno contraddistinto.

Con film come Manhattan del 1979, seguente il grande successo di Io e Annie, in cui la stessa New York è protagonista insieme ai personaggi inizia un nuovo modo di raccontare una storia, basandosi molto sul dialogo, attraverso il quale i protagonisti esprimono il loro modo di pensare e di relazionarsi con il mondo in cui vivono.

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Da questo punto di vista Woody Allen riesce a bilanciare bene dialogo e azione senza risultare lento o noioso. Come in Manhattan è importante la città, lo stesso vale in film come Match Point in cui la protagonista è Londra, o Midnight in Paris in cui protagonista è la “Ville Lumiere”.
Prma di questa fase “riflessiva” i film d’esordio erano satire sulla società e l’uomo moderno, film comici per lo più che affrontavano diversi temi in maniera ironica. Si ricordano per esempio: Che fai, rubi? ( 1966), Prendi i soldi e scappa (1969), Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere).

Fra i temi ricorrenti nella filmografia di Allen troviamo, la morte, la magia, la psicoanalisi, la depressione, l’amore ma mai trattato in modo convenzionale, la malattia.

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Tutti questi temi sono in realtà parte della vita stessa del regista che è stato in analisi per più di trent’anni e che ha raccontato attraverso i suoi film, nevrosi che poi erano le sue. In ogni suo film, infatti, se non c’è lui in persona, compare un personaggio che è evidentemente un suo alter ego.
Di sicuro questa introspezione, applicata poi alla società contemporanea ha fatto di Allen uno degli analisti migliori della modernità.

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Updated on 29 September 2020 - 08:31 08:31