Padri e figlie, il primo amore di ogni donna

padri e figli

Con Padri e figlie, attraverso critiche e riflessioni, Gabriele Muccino ci racconta dell’amore più profondo per una donna, l’amore per il padre

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Padri e figlie di Gabriele Muccino è uno degli esempi di film costruiti in modo da creare empatia e coinvolgere lo spettatore che accetta di lasciarsi emozionare dal cinema.

A dirsi può sembrare una banalità, ma nell’era digitale sembra che la necessità per alcuni registi, sia quella di sorprendere con storie originali e complesse corredate di effetti speciali.

Padri e figlie, il primo amore di ogni donna
Padri e figlie, il primo amore di ogni donna

Un tema molto semplice come il rapporto padri e figli esplicitato nel titolo del terzo film americano di Muccino, spiega bene questo concetto.

Si può emozionare con un tema semplice, noto a tutti, e nel quale le emozioni e il complicato rapporto con un genitore, fatto di alti e bassi, sono al centro della riflessione che da anni Muccino porta avanti nei suoi film. Relazioni familiari, amorose e di amicizia, tutte ruotano intorno all’amore.

Il regista di L’ultimo bacio ci racconta da anni la stessa storia, ogni volta in salsa diversa e noi spettatori ci emozioniamo sempre e tifiamo per i protagonisti, perché alla fine tutto quello che “muove il sole e le altre stelle” come diceva Dante è l’amore.

In questo film in particolare Muccino muove una dichiarata critica all’America, da sempre patria del capitalismo e della produttività, e lo fa attraverso il personaggio di Russell Crowe, Jake Davis scrittore premio Pulitzer con crolli psicotici, in lotta con la cognata (Diane Kruger) per l’affidamento della figlia, Katie (Amanda Seyfried).

Gli zii della bambina, infatti, vogliono adottarla per farla vivere in un ambiente più sano e confortevole. A loro favore vi sono diversi punti: la morte della madre di Katie in un incidente, la patologia cerebrale del padre e l’impossibilità da parte di questo di pagare gli avvocati per la causa.
In un momento cruciale della storia, quello di massima drammaticità, Jake dice alla figlia: “Viviamo in America, amore mio, e gli importa solo dei soldi, l’amore, l’amicizia, la fedeltà, i sentimenti, non ha più alcun valore”.

Padri e figlie, il primo amore di ogni donna
Padri e figlie, il primo amore di ogni donna

Attraverso questa forte invettiva, il regista svela le crepe del sogno americano. Non importa quanto ami, quanti amici hai e che persona sei umanamente, valori come l’amore di un padre per una figlia si comprano come merce di scambio. Vuoi fare il padre? Ami tua figlia? Benissimo, ma devi pagare.
Dopo una dichiarazione così esplicita Muccino poi fa dire alla stessa perfida e glaciale zia di Katie, un’affermazione ancora più forte: “Gli uomini, loro possono sopravvivere senza amore, ma una donna non può”.

Ed è proprio Katie che pagherà per molto tempo le conseguenze della perdita dell’amore paterno; lei stessa affermerà di non riuscire ad amare, e colma il vuoto per l’assenza del padre con rapporti sessuali occasionali.
Katie da grande farà la psicologa infantile, come se risolvere i conflitti interiori degli altri bambini possa aiutarla a superare i propri. Ma alla mancanza d’amore si può sopperire solo con l’amore e sarà con l’arrivo di un giovane scrittore emergente (Aaron Paul, Jesse di Breaking Bad ndr) che la ragazza avrà occasione di svuotare un cuore gonfio di amore represso. Un amore che Katie da piccola aveva riversato senza riserve per il padre e che dopo la morte di questo non è più riuscita a donare.

Padri e figlie, il primo amore di ogni donna
Padri e figlie, il primo amore di ogni donna

Ci si muove per tutto il film, basato sulla sceneggiatura ottima e ben scritta di Brad Desch, su due piani temporali che si alternano continuamente. Il passato e il presente di Katie si muovono in una danza struggente per cui non può esistere l’uno senza l’altro, tutto ciò a farci comprende che quello che siamo oggi dipende fortemente da quello che siamo stati ieri. Le emozioni e i traumi che si provano da bambini non evaporano crescendo, ma bensì formano le fondamenta di quello che diventeremo, soprattutto nei rapporti con le persone.

La regia di Gabriele Muccino è più matura che alterna primi piani intensi, volti a catturare tutto il pathos dagli sguardi dei protagonisti e campi lunghi in cui i personaggi sembrano essere inghiottiti dall’ambiente circostante e mostrati nella loro fragilità.

È una macchina da presa che si muove molto quella di questo film, corre con i protagonisti, li sovrasta accentuando la maestosità delle emozioni e si pone allo stesso livello di una bambina.
Gli attori sono tutti grandissimi interpreti e vengono da esperienze cinematografiche e seriali importanti. Nessuno di loro ha bisogno di presentazioni. Muccino si avvale di un cast importante e Russell Crowe che abbiamo amato in molti film raggiunge qui l’apice della sua arte interpretativa, riuscendo a mostrare le sfumature emotive di un uomo, uno scrittore, dalle molte fragilità.

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