Papa Francesco visita pastorale a Napoli



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Papa Francesco a Calata Trinità Maggiore saluta i fedeli - Photo Pietro Avallone

Papa Francesco abbraccia e benedice Napoli. Un “risveglio di primavera” insolito ed emozionante per la città. Il Santo Padre ne coglie subito l’anima: “La vita a Napoli non è mai stata facile, ma non è mai stata triste. La cultura di vita aiuta a rialzarsi dopo ogni caduta”

Napoli – 21 marzo 2015. La visita di Papa Francesco rende speciale questo primo giorno di Primavera per i napoletani. Evento atteso da 6 mesi, da quando il 19 settembre, in un Duomo gremito di fedeli per la ricorrenza del Santo Patrono, un “raggiante” cardinale Sepe ne diede notizia.

Il Santo Padre, accolto calorosamente dai fedeli, porta un messaggio di speranza in ogni angolo della città, che durante questa giornata itinerante ha girato in lungo e in largo.

Il tour comincia da Scampia, quartiere periferico nell’area Nord della città, sorto già come sobborgo marginale e diventato nel corso degli anni – tra pregiudizi, luoghi comuni e promesse non mantenute – simbolo di disagio e degrado, fino ad essere identificato con “Gomorra“. Ma il quartiere delle “Vele” non è solo Gomorra e lo sa bene Papa Francesco, che riaccendendo i cuori dei presenti esorta un riscatto di Scampia.

Bergoglio condanna il lavoro nero “Il lavoro nero è schiavitù”, lo sfruttamento e la corruzione, vortice da cui si può essere fagocitati se non si ha un lavoro: “La corruzione spuzza” in un neologismo tutto bergogliano prima dell’invito a rialzarsi: “La vita a Napoli non è mai stata facile, ma non è mai stata triste. La cultura di vita aiuta a rialzarsi dopo ogni caduta”. Poi il saluto in napoletano, con “‘a Madonna v’accumpagne” e il trasferimento in centro con la papamobile.

papa francescoPapa Francesco attraversa la città tra due ali di folla festanti, che lo acclamano e salutano. L’apoteosi è nella centralissima via Toledo, percorsa per raggiungere piazza del Plebiscito, dove in circa 60.000 lo attendono per la celebrazione della Messa, davanti al colonnato della basilica di San Francesco di Paola. Nell’omelia ancora una volta condanna la camorra e la corruzione, rinnovando messaggi di speranza per la città. Esorta i fedeli a farsi guidare dalla voce della verità, voce che risuona negli uomini semplici, e di affidarsi alla parola di Cristo, parola che vuole raggiungere tutti nonché unica forza capace di cambiare il mondo. “Che la Grazia della Resurrezione sia accolta da tutti voi: che Napoli sia piena della speranza di Cristo. Non lasciatevi rubare la speranza”.

Al termine del rito liturgico, un altro attraversamento cittadino, per raggiungere, nell’area orientale il penitenziario di Poggioreale. Qui il successore di Pietro, atteso dal direttore Antonio Fullone e dal cappellano don Franco Esposito, incontra e pranza con un centinaio di detenuti, tra cui alcuni transessuali. E anche per i reclusi non mancano parole di speranza, ricordando loro che neanche le sbarre di un carcere possono separarci dall’amore Divino, ma solo ed esclusivamente il peccato. Fallo che viene cancellato da una confessione con pentimento sincero, poiché in Dio vi è una disponibilità a dimenticare il peccato. E ricorre all’ausilio della filosofia, quando rammenta di non spaventarsi dinanzi alle cadute, ma di sapersi sempre rialzare.

Alle 15 la tappa nel Duomo, dove il Pontefice incontra il Clero, tra cui, eccezionalmente, anche alcune suore di clausura, e don Maurizio Patriciello, il prete impegnato nella battaglia della “Terra dei fuochi”. Venerazione delle reliquie di San Gennaro, con la liquefazione a metà del sangue del Martire. Evento storico, perché è la prima volta ufficiale davanti a un Papa.

Poco prima delle 16.30, e con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia prevista, il Santo Padre giunge nella piazza del Gesù Nuovo, dove nell’omonima chiesa incontra gli ammalati e prega sulla tomba di Giuseppe Moscati, il medico Santo.

A seguire, l’ultima tappa, l’incontro con i giovani alla Rotonda Diaz, raggiunta percorrendo lo splendido lungomare partenopeo, con in faccia i raggi di un tiepido sole che di lì a poco, spegnendo il tufo di Castel dell’Ovo, va a eclissarsi dietro la collina di Posillipo.

Papa Francesco sale sul palco e si siede, poiché manifesta un po’ di stanchezza, comprensibile vista la giornata movimentata. Si comincia parlando del Dio delle parole, dei segni, ma soprattutto dei silenzi, con un chiaro riferimento al silenzio della Croce. Ma dopo l’abbandono del Figlio crocifisso, la grandezza del mistero della Resurrezione.

Poi si parla di anziani, spesso vittima dell’eutanasia dell’abbandono, che sono come il buon vino. Ed infine si affronta il delicato tema della famiglia, tanto caro al Santo Padre, nonostante sia consapevole della crisi attuale che tale Sacramento sta riscontrando. Ma con la certezza che una gioia condivisa in coppia è una tripla gioia, mentre un dolore in due è un dolore dimezzato.

Prima del congedo invoca lavoro per i giovani e rispetto per gli anziani. “Un popolo che non cura i giovani, che sono la forza,e gli anziani che sono la memoria, non ha futuro”. Poi la richiesta di pregare per lui e l’ultimo saluto. La folla ricambia con un lungo applauso e intonando “O sole mio”. All’imbrunire la papamobile attraversa il lungomare in direzione opposta e davanti agli occhi di Papa Francesco il paesaggio incantevole del Vesuvio.

Napoli, “La città fatta da Dio” – come sostiene lo scrittore De Giovanni – ha vissuto oggi una giornata memorabile. Sarà l’alba di un nuovo giorno? I tempi oggi sono cambiati e in quest’epoca globale è mutato il rapporto tra Chiesa, Fede e uomini. Una Chiesa che cerca di ritrovare fedeli e Francesco è il miglior “pescatore di anime” disponibile. Sicuramente non è Cristo, ma tra i successori di Pietro è uno dei migliori portavoce della Parola di Dio sulla terra. Come Gesù, anche lui si rivolge, a un uomo qualsiasi, come ogni uomo parlerebbe a un altro uomo. In molti oggi hanno ritrovato una speranza.“Sperare è avere la certezza che Dio veglia su noi”.

 

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