Partito Democratico: la Basilicata come strumento d’implosione

Partito Democratico Basilicata

Il Partito Democratico post-elezioni è una vera e propria polveriera dopo le elezioni in Basilicata. E, ancora una volta, sono i “renziani” a criticare

Non si vede solamente il bicchiere mezzo pieno, nel Partito Democratico. All’indomani delle elezioni regionali in Basilicata, che hanno sancito nuovamente lo strapotere del centrodestra sul territorio, il risultato vede un centrosinistra in netta ripresa. Giusto vedere il bicchiere mezzo pieno, dato che, per un partito che da poco ha cominciato la sua ricostruzione, si tratta di un ottimo risultato. Ma c’è comunque chi non riesce a farsi una ragione e non rinuncia al potere. Stiamo parlando, naturalmente, dei “renziani“.

Zingaretti, infatti, ha elogiato il risultato di ieri, dopo l’incredibile risultato che ha confermato la tendenza dei sondaggi nazionali.
La Basilicata conferma che l’alternativa a Salvini e al centrodestra siamo noi. Neanche questo era scontato. Il PD e il nuovo centrosinistra devono diventare più forti. Può sembrare strano ma purtroppo anche questo non era scontato, visto che dal voto politico il tema era la marginalità del centrosinistra. Complessivamente il centrosinistra, relativamente alle politiche del 2018, fa un balzo in avanti di 7 punti percentuali.

Anche il candidato del Partito Democratico, Carlo Trerotola, ha calcato la mano: “Abbiamo perso dignitosamente. Si è assistito alla vittoria di un centrodestra sempre più spostato a destra e una ripresa evidente di un centrosinistra largo, plurale ed inclusivo. Uno scenario che, oltre la ripresa del centrosinistra rispetto alle politiche dello scorso anno, ci consegna un altro dato politico: il tracollo del M5S. Tracollo che, di fatto, segna il riproporsi di un nuovo bipolarismo.

Eppure, nonostante il bicchiere “mezzo pieno”, c’è anche chi è nettamente scontento. E, in maniera palesemente scontata, sono i “renziani”. La vicepresidente dem, Anna Ascani, va in tutt’altra direzione: “Friuli, Trento, Molise, Abruzzo, Sardegna e #Basilicata. Alla sesta volta credo che persino il grande Toto Cutugno abbia smesso di esultare per il secondo posto. Noi abbiamo intenzione di andare avanti parecchio?

La presuntuosità dei soliti “renziani”

Non hanno ancora materializzato la sconfitta, i “renziani“. Non sono ancora riusciti a farsene una ragione, e non riescono ancora a concepire che la loro era, nel Partito Democratico, è ormai andata, finita. Le critiche sono davvero esagerate e inutili, presuntuose, dato che il centrosinistra ha appena cambiato la rotta dopo cinque anni di gestione davvero beceri.

Inutile nascondere le malefatte: se dal punto di vista regionale e nazionale il Partito Democratico si sta lentamente affossando, sempre di più, lo si deve alla gestione sciagurata dell’epoca Renzi. Infatti, l’ex presidente del Consiglio, dopo aver risollevato le sorti del centrosinistra, non ha saputo fronteggiare la minaccia “bifronte” sempre più forte che proveniva dal M5S e da Salvini. L’ha sottovalutata, e quando si è accorto di aver perso tutto non ha saputo rimediarvi.

E ora, nonostante ciò, continua nella sua opera “sottotraccia” di distruzione del centrosinistra, che a questo punto rischia l’implosione. La Basilicata è solamente il mezzo per porre al centro della questione il problema che da sempre caratterizza il PD: l’unità interna.

Zingaretti, infatti, da quando è stato eletto ha sempre predicato la possibilità e la voglia di porre fine ai contrasti e alle varie correnti che animano il partito. Il problema, però, è che nello stesso c’è ancora una guerra in atto. Una guerra di potere, che vede al centro i “renziani” contro tutto il resto del partito.

L’implosione del PD

A questo punto, forse l’unica strada possibile resta la fine, degna e indispensabile del Partito Democratico. Un partito che da sempre ha avuto problemi di gestione, non si è mai identificato in un unico capo (cosa che il centrodestra ha sempre saputo fare) e le cui anime sono sempre state distaccate.

Per rifondare il centrosinistra, ci vorrebbe una vera e propria opera di risanamento, ed è proprio quella a cui Zingaretti deve mirare. Il nuovo capo dovrà essere bravo ad ascoltare e mettere d’accordo tutte le teste, garantendo una leadership sana e corretta, promuovendo temi e iniziative coerenti e interessanti, potando però i rami secchi. Per ora, la strada imboccata, invece, guarda a tutt’altro, anche per colpa di membri molesti ancora presenti all’interno del partito.

Il Partito Democratico dovrà essere risanato proprio da questi elementi qui (vedi sotto voce “seguaci di Renzi“, come l’inutile Anna Ascani). Altrimenti, l’implosione è davvero imminente, e a questo punto si potrà parlare di fine definitiva del centrosinistra.