Il Pd post amministrative: litigi, “morti” e “feriti”



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Il Segretario del Pd Matteo Renzi

Il Pd, pur ammettendo la sconfitta, fa emergere le differenti posizioni delle “correnti” interne. Fra giustificazioni “localistiche” ed errori reali va scena la battaglia interna con un occhio alla prossima Direzione Nazionale

Il filosofo rumeno Emil Cioran, uno dei pensatori maggiormente influenti del XX secolo, attraverso i suoi aforismi,  pervasi da una profonda amarezza e misantropia e temperate dalla sua acuta ironia, riuscì a dare una visione del tutto “originale” della realtà.

Una delle più celebri “esternazioni” del filosofo è sicuramente quella sulla sconfitta (“Qual è l’apporto di una sconfitta? Una visione più precisa di noi stessi.”), in cui lo stesso Cioran “invita” ad una visione più ampia dell’io al fine di scovare l’eventuale errore commesso.

Il Segretario del Pd Matteo Renzi
Il Segretario del Pd Matteo Renzi

Questa “ricerca interna” dell’errore, così come trasmessa dal pensatore rumeno, sembra quasi essersi scatenata subito dopo le elezioni amministrative all’interno del Pd tanto da provocare nuovi e alquanto “tragici” scenari.

Pur avendo accettato “de facto” la sconfitta elettorale (considerando in particolar modo le maggiori città e i le diverse “roccaforti” sparse per l’Italia), il Pd è riuscito a mettere in scena l’ennesima “battaglia fratricida” fra le proprie componenti.

Partendo dal presupposto che le strategie intraprese e la comunicazione adottata è risultata fallimentare, la maggioranza e le “minoranze” dem hanno ufficialmente aperto lo scontro che potrebbe determinare la tenuta e l’esistenza del partito stesso (almeno per come lo si conosce oggi).

La  minimizzazione dem della sconfitta elettorale

Considerando la maggioranza “democrats”, cioè la parte “fedele” al Presidente del Consiglio e ai suoi progetti, il dato che è possibile rilevare è quello della “minimizzazione” del disastro elettorale.

Infatti, mentre da un lato viene accettata la debacle in alcuni comuni, dall’altro si considera la risposta elettorale “solamente” in chiave localistica (“si tratta di un voto che  ha ragioni di forte valenza territoriale”) e, allo stesso tempo, ci si prepara con “spranghe e bastoni” per la resa dei conti con la minoranza interna (rea di aver, in un certo senso, “boicottato” i candidati di centro-sinistra per favorire la caduta di Renzi e del renzismo).

Dal punto di vista dell(e) “minoranze” (sembrava ce ne fosse solo una ma ora sembrano “spuntarne” altre), invece, la visione è del tutto differente.

Ignorando l’atteggiamento “bipolare” in parlamento (dove gli slogan di protesta non sono, praticamente, mai accompagnati da “fatti”, anzi), si sta cercando, evidenziando problemi non solo attuali ma di gran lunga più “antichi”, di cogliere la “palla al balzo” e rovesciare la conduzione attuale in seno al Pd.

In questo caso, a contrapporsi direttamente al Segretario/Premier è innanzitutto quella “schiera” di sindaci e rappresentanti locali che lo stesso Renzi aveva preso come esempio della “scalata” politica ed istituzionale (vi ricordate il Sindaco-Premier?).

Oltre al richiamo dei sindaci (fra tutti il confermato Merola, che pur apprezza le “riforme” del governo), è intervenuto a gamba tesa anche Gianni Cuperlo, divenuto quasi del tutto ininfluente nel partito dopo la sconfitta alle primarie, che ha evidenziato tutte le pecche che, avversari e non, avevano già fatto notare in tempi non sospetti alla stessa minoranza(che ha esclusivamente cavalcato l’onda degli argomenti senza intervenire praticamente mai in concreto).

La battaglia in casa Pd è appena cominciata ma la vera “resa dei conti” sulle amministrative ci sarà solamente con la direzione nazionale convocata per venerdì.

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