Pietro Mennea – La freccia del Sud. Celebrazione del sogno



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Pietro Mennea – La freccia del Sud diretto da Ricky Tognazzi, interpretato da Michele Riondino, celebra l’atleta come uomo nella corsa verso il suo sogno

La fiction in due serate, Pietro Mennea – La freccia del Sud, diretta da Ricky Tognazzi in onda su Rai 1, è interpretata dallo spiccato attore pugliese Michele Riondino, più sorprendente al cinema, ma che riesce a conquistare anche lo schermo televisivo, con una recitazione a tratti rivoluzionaria. Il personaggio Pietro Mennea investe Riondino nel corpo e nella mente, riuscendo a comunicare la stanchezza e la delusione attraverso le pieghe del viso e i nervi tesi, come sa anche manifestare, tutta la sua esplosiva potenza, illuminando il suo sguardo e dilatando la pelle improvvisamente rassodata quando raggiunge traguardi di felicità.

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Michele Riondino interpreta Pietro Mennea

La fiction spesso ricorre al romanzato, perché pensata per una televisione generalista, che deve puntare anche sulla storia come attrazione, trattenendo al televisore fino alla fine l’intera famiglia. Questo comporta dunque, non mostrare scene esplicite, ma suggerire e alimentare le attese. Dinamiche conosciute dal regista e dagli sceneggiatori, che per far affezionare anche un pubblico femminile e più maturo alla storia di Pietro Mennea, atleta, non tralascia aspetti come: il rapporto conflittuale tra Pietro e la madre, le origini povere e il sacrificio, l’attaccamento alla propria terra, e infine, l’intensa storia d’amore con la donna della sua vita.

pietro menneaUna storia che vuole coronare i valori sportivi, la ricompensa che arriva dopo il duro lavoro, la forza della volontà e la corsa verso il sogno da realizzare. Sarà prima l’esigenza fisica e psicologica di Pietro Mennea, fin da piccolo, di correre per liberarsi della negatività, per diventare poi lo strumento di rivincita sociale e politica di un Sud Italia che si accontentava o fuggiva.

Tra ricostruzione storica e biografica, la fiction su Pietro Mennea emoziona e fa rivivere quegli anni stupendi per gli italiani sul piano sportivo, ma tragici a livello internazionale: come l’attentato palestinese a Monaco durante i Giochi olimpici estivi del 1972 dove raggiunse la finale dei 200 metri, la ritirata degli Americani dalle Olimpiadi di Mosca del 1980 per l’entrata in guerra in Afghanistan. Questi momenti storici segnano notevolmente Pietro Mennea, sconvolgendolo e abbattendolo fortemente, avvertendo l’ansia sulle sue gambe.

pietro menneaLa carriera dell’atleta viene plasmata da diversi fattori: la sua caparbia e forza interiore, il complesso rapporto di stima con il suo allenatore Carlo Vittori (Luca Barbareschi), con cui lotterà insieme per raggiungere il record mondiale dei 200 metri nella Città del Messico, superando quello di Tommie Smith del 1968, passando da 19″83 a 19″72. Tommie Smith è un idolo per l’atleta meridionale, con cui gareggia metaforicamente durante il suo percorso verso il record e poi la Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1980 a Mosca, primeggiando sui 200 metri.

L’amore rappresenta un altro baricentro per Pietro Mennea, non solo per la sua terra e la sua gente, non solo per la sua famiglia e per il suo Paese, non solo per la corsa contro il tempo; per l’amore per Emanuele sarà il trampolino di lancio in una fase critica della sua carriera quando, tra lotte politiche interne alla FIDAL e i primi errori di “stile”, Pietro riuscirà a decollare stupendo il mondo intero.

pietro menneaInfine, se risultano meno interessanti le parti più sentimentali, a livello estetico e recitativo, la fiction cura molto bene le corse e le vittorie. Ricky Tognazzi sperimenta l’uso “sportivo” della telecamera e, attraverso il rallenty, mostra la grande recitazione corporea e teatralmente cinematografica di Michele Riondino. Si conferma davvero un attore straordinario!

Curando il trucco, la fisicità dell’atleta tra tonicità e indebolimento, sembra davvero di toccare con mano quel personaggio che molti ricordano con nostalgia e ammirazione: Pietro Mennea ha meritato l’amore degli italiani, il rispetto dei suoi avversari, l’attenzione dei media, il bisogno di rievocarlo. Pietro Mennea ha insegnato a se stesso che i sogni sono la forza che portano alla felicità, diventando poi l’erede dell’atletica, simbolo da seguire, memoria collettiva. 

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