In queste elezioni presidenziali al veleno si tratta di una tegola davvero difficile da schivare per Hillary Clinton, ma l’Fbi con la riapertura dell’inchiesta ha inteso, secondo le parole del suo Direttore, fornire un servizio al popolo americano che aveva diritto di sapere. Ma dal momento che l’inchiesta era definitivamente chiusa, sarebbe anche opportuno che il Direttore Comey spieghi come è arrivata l’Fbi a queste nuove tracce telematiche e perchè esse siano talmente rilevanti da spingere l’inteligence e riaprire un’inchiesta chiusa, a pochissimi giorni dall’Election Day, tra l’altro.

I soliti bene informati della stampa, in questo caso il New York Times, affermano che le nuove mail sono state scoperte sui dispositivi elettronici che l’Fbi ha sequestrato a una collaboratrice di Hillary Clinton, Huma Abedin, e a suo marito, Antony Weiner, ex membro del Congresso e recidivo frequentatore degli angoli più torbidi del web. Nel mese di settembre il procuratore federale di New York, Preet Bharara aveva sequestrato alcuni dispositivi elettronici dell’uomo, tra cui lo smartphone, proprio per indagare su alcuni episodi a sfondo sessuale che coinvolgevano l’uomo. Per l’Fbi, quindi, il caso da cui sarebbe partita la nuova inchiesta sarebbe proprio questo. Ma poi, giusto per confondere ulteriormente gli americani che dovranno decidere il vincitore di queste presidenziali al veleno, arriva un anonimo informatore, direttamente dall’interno dell’attuale amministrazione, che ha dichiarato come le email a cui ha fatto fede l’Fbi per riaprire il caso non provengano dall’account di Hillary.

La candidata democratica si è difesa e ha replicato ai giornalisti che le chiedevano come intendeva comportarsi “Il popolo americano merita i fatti al completo, immediatamente. E’ imperativo che l’Fbi spieghi. Sono sicura comunque che le nuove mail non muteranno le conclusioni già raggiunte dal Federal Bureau” (a luglio l’Fbi aveva archiviato l’inchiesta escludendo responsabilità penali n.d.r.). “Ho visto la lettera inviata al congresso dal direttore Comey. Mancano 11 giorni da quella che è forse l’elezione più importante delle nostre vite, il voto è già in corso, per cui il popolo americano merita di avere immediatamente i fatti al completo. Lo stesso direttore Comey ha detto di non sapere se le mail cui si fa riferimento nella lettera siano rilevanti o meno. Io sono certa che qualsiasi esse siano non cambieranno le conclusioni raggiunte a luglio. E’ perciò imperativo che il bureau spieghi la questione e sollevi i quesiti che ritiene, senza ritardi”.

Le chiacchiere stanno a zero a questo punto. Ci si giocherà tutto in quella unica notte, che potrebbe portare a un brutto risveglio non solo per Hillary ma per tutto il mondo libero.

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