2 Febbraio 2021 - 17:17

È possibile predire l’Alzheimer tramite test di scrittura?

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Sarebbe possibile prevedere l’insorgenza dell’Alzheimer tramite test della scrittura. Ecco cosa emerso da un recente studio

Possibile svolta nello studio del morbo di Alzheimer. Secondo una recente ricerca, sembra che sia possibile predire l’insorgere della malattia tramite semplici test di scrittura. Se così fosse si potrebbero anticipare per tempo le dovute terapie, rallentando il decorso della patologia.

La ricerca è stata realizzata da alcuni studiosi IBM, partiti dal presupposto che le persone con un’ampia varietà di malattie neurologiche hanno schemi linguistici distintivi che potrebbero servire proprio come segni premonitori delle loro malattie. Gli studiosi hanno perciò addestrato l’intelligenza artificiale a raccogliere indizi sui cambiamenti nel linguaggio prima dell’insorgere delle malattie neurologiche.
Il Framingham Heart Study è stato condotto su un gruppo di 80 persone – tra uomini e donne – di 80 anni, di cui una metà era affetta dal morbo di Alzheimer. Il gruppo è stato sottoposto ad un test di scrittura prima della comparsa della malattia, nel quale veniva chiesto di descrivere la scena di un ragazzo in piedi su uno sgabello instabile, intento a raggiungere un barattolo di biscotti posto su uno scaffale alto mentre una donna gli dava le spalle, ignaro di un lavandino traboccante. Esaminando l’uso delle parole dei soggetti con un programma di intelligenza artificiale che ha individuato sottili differenze nel linguaggio, è emerso che un gruppo di soggetti tendeva ad essere più ripetitivo, commetteva più errori di ortografica ed utilizzava un linguaggio più telegrafico (con una struttura grammaticale semplice e carente di soggetti e parole come “il”, “è”, “sono”). I membri del gruppo in questione si sono poi rivelati essere coloro che hanno sviluppato il morbo.

Per anni i ricercatori hanno analizzato i cambiamenti del linguaggio e della voce nelle persone che hanno sintomi di malattie neurologiche, tra cui SLA, Parkinson, demenza frontotemporale, malattia bipolare e schizofrenia. Ma secondo il dottor Michael Weiner, che studia l’Alzheimer presso l’Università della California, a San Francisco, il rapporto IBM apre nuovi orizzonti: “Questo è il primo rapporto che ho visto che ha preso persone che sono completamente normali e previsto con una certa precisione che avrebbero avuto problemi anni dopo“. La speranza è di estendere questo lavoro per trovare sottili cambiamenti nell’uso del linguaggio da parte di persone senza sintomi evidenti ma che svilupperanno altre malattie neurologiche.