Giro di vite al Quirinale. Mattarella impone una dura “revisione della spesa” a tutto lo staff. In totale, saranno risparmiati 5 milioni di euro

[ads1]Il 7 febbraio 1989, Giampaolo Pansa, dalle pagine di Repubblica, descrisse Mattarella come un uomo “tenacissimo ed insistente”. Era per tutti Sergio il Calmo, cui dopo la fiducia alla legge Mammì dell’allora governo Andreotti e il regalo all’ancora imprenditore Berlusconi, si dimise da Ministro della Pubblica Istruzione contrario all’omaggio craxiano al Caimano. Anno 1990.

Dopo la fine della prima stagione repubblicana, la caduta del muro di Berlino, lo scioglimento dei partiti tradizionali, il superamento del bipolarismo, l’avvio del mondo globale e dello zelo neoliberista, il tramonto dello stato sociale e l’alba della crisi economica del nuovo Millennio, Sergio Il Tenace, dall’alto della Presidenza della Repubblica, inaugura una stagione al Quirinale contrassegnata dalla sobrietà e dalla razionalizzazione. Anno 2016.

Sobrietà non fa rima con penuria o mancanza di risorse, ma le esuberanze passate saranno evitate. Mattarella fa i conti con una fase congiunturale che necessita parsimonia, tenendo presente le istanze di un’opinione pubblica affamata di populismo.

Il Quirinale costerà il 2.15% in meno rispetto allo scorso anno: 236 milioni 652 mila 121 euro e 93 centesimi rispetto ai 241 milioni 840 mila 742 euro del 2015. Questa la prospettiva per l’anno corrente.

La previsione del bilancio, pubblicato quest’oggi sul sito della presidenza della Repubblica, preannuncia una diminuzione della voce spesa totale “per le retribuzioni” del 1,84%. Gli stipendi dello stesso Presidente e dei suoi collaboratori subiranno una decurtazione di 1,2 milioni di euro e l’imposizione del “divieto di cumulo dei trattamenti economici e dei limiti retributivi per il personale di staff e di ruolo”. Le retribuzioni di ogni dipendente della Presidenza, Mattarella compreso, dovranno rispettare il tetto dei 240mila euro annui.

Provvedimenti che hanno interessato il segretariato generale, il cui segretario Ugo Zampetti non percepisce già compensi economici, e i consiglieri del Presidente della Repubblica (875.650,00 euro in meno rispetto al 2015). A ciò si deve aggiungere un’ulteriore postilla, riguardante la diminuzione del 10% degli incarichi di direzione e coordinamento, in attesa della riforma della Pubblica Amministrazione.

Sul fronte spesa “beni e servizi”, cui assorbe l’8,86% del budget totale, si prevede una detrazione complessiva del 5% a partire dal 2016, in vista del regolamento di amministrazione e contabilità, in vigore dal 1°Aprile, che fissa nuove regole di ripartizione delle risorse in dotazione.

Aumenti del 20% dei canoni d’affitto e nuova regolamentazione sull’utilizzo degli appartamenti del Quirinale. La nota illustrativa del Bilancio di previsione del 2016 fissa “nuove modalità e criteri di concessione assai più restrittivi, strettamente connessi alle funzioni svolte, nonché di obblighi specifici a carico dei concessionari e con la rideterminazione delle modalità di ripartizione degli oneri di gestione tra concessionari e Amministrazione”. Gli inquilini aventi diritto non saranno più 40, ma 14.

Unica nota sfuggente alla sforbiciata generale sono le pensioni dei dipendenti quiescenti, con un aumento progressivo nei tre prossimi tre anni, sino al 4% del 2018. Spiega la nota illustrativa: “Le previsioni sono costruite sulla base dell’andamento dei collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età e su ipotesi riguardanti la dinamica dei pensionamenti a domanda. Proseguirà anche nel 2016 la trattenuta sui trattamenti di quiescenza del contributo di solidarietà sulle pensioni di importo superiore a quattordici volte il trattamento minimo erogato dall’Inps”

Ovviamente, da un Anti-Eroe democristiano ci si aspetta decoro e discrezione, per cui dati provvedimenti anti-litteram, in aggiunta alle misure attuali, il Presidente non percepirà la pensione spettante da professore universitario.

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