Prima il referendum, poi il nuovo piano. La marcia indietro di Tsipras



Tsipras vince ancora in Grecia confermando Syriza come primo partito Greco, adesso però toccherà fare un governo di coalizione

Dopo il referendum, il Parlamento greco annuncia il suo voto di fiducia alla nuova manovra economica stipulata in compromesso con i creditori e i vertici dell’Unione Europea

145 deputati su 300 danno il via libera a un accordo accettato con spirito di rassegnazione, come unica opportunità per non soccombere a un’eventuale uscita dall’Eurozona.

Il disincanto che ne scaturisce è forte. La combattività che la popolazione greca aveva dimostrato nella volontà referendaria, si ritrova svilita da una decisione politica che sembra ritrattare l’impeto di coraggio incarnato sino a pochi giorni fa da Alexis Tsipras. Il premier greco, infatti, precisa:

“Il referendum non ci ha dato il mandato di rompere con l’UE, è solo aumentato il nostro potere nel processo negoziabile, per un affare economicamente sostenibile. Ho preso il “no” espresso dal popolo per puntare a un accordo migliore, come una scelta di dignità per una grande percentuale della popolazione greca che ha sofferto umiliazione e impoverimento”.

Prima il referendum, poi il nuovo piano. La marcia indietro di TsiprasIn realtà, quello che si prospetta è un piano “lacrime e sangue”, per il popolo ellenico non meno avvilente del precedente. I ministri del Tesoro europei ridisegnano un progetto che condensa tagli alle pensioni, licenziamenti collettivi e privatizzazioni. La svolta alle ostinate risoluzioni neoliberiste dell’Europa non c’è stata. Quello che sembra avere il sapore di un tradimento della decisione della nazione greca getta un’ombra sul mandato di Tsipras. Sommerso dalle critiche che lo tacciano di inaffidabilità, egli dichiara:”L’accordo non è ciò che avevamo promesso, e neppure ciò in cui crediamo. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che il programma che ci viene chiesto è molto difficile da accettare, ma è pur sempre migliore di quello precedente”.

Yanis Varoufakis, ex ministro del Tesoro e altro protagonista indiscusso della battaglia alla Troika e all’austerity, rincara la dose di dissenso che si accumula in seno al partito e denuncia la resa di Tsipras, dopo il referendum ha deciso di non sfidare più i creditori, ossia quei “nemici” su cui Varoufakis stesso aveva espresso parole poco benevole tramite il suo blog, in seguito alle dimissioni: “Porterò sempre addosso con orgoglio il disgusto dei creditori”.

Permane un enorme interrogativo sulla vicenda greca e sull’esito della ristrutturazione del debito. Non resta che valutare l’incognita sul futuro della Grecia dal punto di vista che più le si addice, quello filosofico. Citando Heidegger, infatti, bisogna sperare che il nuovo inizio di questo Paese “Sia ancora, non alle nostre spalle, come un evento da lungo tempo passato, ma di fronte, davanti a noi”.

Leggi anche