Roma, bruciato campo rom di via Salone. La denuncia del proprietario

campo rom

Choc a Roma, dove ieri 10 novembre sono state bruciate due baracche del campo rom di via Solone. Il proprietario afferma: “Volevano bruciare la mia famiglia”

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Roma, due baracche del campo rom di via Salone, nella periferia est della città, vengono incendiate nella prima mattinata di ieri. Sul posto i Vigili del Fuoco sono intervenuti intorno alle 7:20 e sono riusciti a domare le fiamme. Nell’incendio sono stati coinvolti due container nei quali viveva la famiglia di Adzovic, ex delegato del sindaco di Roma Alemanno per i rapporti con la comunità rom.

Nell’incendio di ieri mattina Adzovic ha rischiato di perdere il figlio 20enne che per fortuna è riuscito a scappare in tempo. L’uomo invece, con il resto delle famiglia (moglie e altri 2 figli), non era in casa al momento dell’incidente a causa di un malore del figlio più  piccolo, portato in ospedale.

Adzovic di fronte a tale situazione ha affermato di conoscere i responsabili perché, pare, già abbia più volte ricevuto delle minacce. Si tratterebbe di un clan di criminali che è in affari con la criminalità organizzata di Roma. La famiglia di Adzovic ha rischiato più volte di essere cacciata e più volte aveva ricevuto richieste di pizzo, ma non aveva mai ceduto.

L’uomo, ancora incredulo, racconta che già da mesi eventi simili interessano la sua famiglia: la figlia 16enne e la moglie due settimane fa sono state aggredite e minacciate con un coltello alla stazione della metro Anagnina. Due mesi prima anche il figlio più grande aveva subito intimidazioni violente.

Denuncia così a gran voce che tutti questi episodi sono ritorsioni contro di lui e contro il lavoro che ha svolto negli ultimi 15 anni, che mirava soltanto a salvaguardare i ragazzi della comunità dalla violenza e a diffondere la legalità. Infine chiede aiuto all’amministrazione per difendere e sistemare la sua famiglia.

The Zen Circus: Zingara, la canzone degli italiani

Eventi come questo purtroppo oggi sono sempre più frequenti. A testimonianza del sempre maggior razzismo nei loro confronti c’è una canzone dell’ultimo album dei The Zen Circus, che si intitola “Zingara“. La canzone è stata definita dalla band la prima ad essere stata scritta direttamente dagli italiani.

La prima parte infatti è un insieme di commenti discriminatori presi dal web. Zingara è infatti nata come ritratto più che attendibile di una buona parte di italiani che guarda con paura il diverso e per spiegare la violenza, uno dei concetti fondamentali del nuovo album della band.

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