16 Settembre 2026 - 15:32

Salernitana, i playoff sono finiti in semifinale ma il progetto è rimasto: cosa ha mosso davvero la tifoseria granata

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La corsa della Salernitana verso la Serie B si è fermata a novanta minuti dalla finale: dopo l’1-1 dell’Arechi, la semifinale playoff di ritorno sul campo dell’Union Brescia è finita 2-0 per i lombardi, con il gol di Crespi dopo meno di un minuto a indirizzare la serata e quello di Vido in pieno recupero a chiuderla. Una delusione che ha bruciato, inutile girarci intorno. Ma attorno a quell’eliminazione si sono dette molte cose imprecise, e allora abbiamo provato a separare i miti dalla realtà, perché il quadro vero era diverso da quello che raccontavano gli sfoghi a caldo.

Mito numero uno: “La stagione è stata un fallimento”

La realtà diceva altro. La Salernitana è arrivata alla Final Four dei playoff, tra le ultime quattro di un tabellone partito con ventotto squadre, superando turni ad altissima tensione come il doppio confronto con la Casertana, vinto in trasferta 3-2 in una partita pazza e chiuso all’Arechi con il gol di Achik al novantunesimo. In un campionato di Serie C dove piazze storiche si sono fermate molto prima, i granata hanno tenuto viva la stagione fino a giugno. Non era l’obiettivo minimo sperato a Salerno, dove la B è considerata casa, ma chiamarlo fallimento significava ignorare quanto fosse feroce il formato: ventotto squadre, un solo posto. Lo ha vinto l’Ascoli, che in finale ha travolto proprio quel Brescia capace di eliminare i granata: il livello della Final Four era altissimo, e la Salernitana ci stava dentro a pieno titolo.

Mito numero due: “La squadra si è sciolta per la pressione”

Anche qui la lettura meritava più onestà. È vero che l’approccio della semifinale di ritorno è stato fatale, con il gol subito al primo giro di lancette che ha consegnato al Brescia il copione perfetto. Ma la pressione, da sola, non spiegava tutto: i grandi finali di stagione si sono decisi su dettagli tecnici precisi, e la partita di Brescia ne ha evidenziati alcuni su cui lavorare, dalla gestione dei primi minuti in trasferta alla capacità di reagire allo svantaggio contro difese schierate. Il pubblico dell’Arechi, che anche nei playoff ha fatto registrare numeri da Serie A, è rimasto un moltiplicatore di prestazioni, non un peso: bastava chiedere a qualsiasi avversario cosa significasse giocare a Salerno.

Mito numero tre: “Il tifo granata dipende dai risultati”

Questo è stato il mito più facile da smontare, perché la realtà di Salerno lo contraddiceva da decenni. Il legame tra la città e la sua squadra ha prescinduto dalla categoria: lo hanno dimostrato le presenze all’Arechi in Serie C, le trasferte seguite in massa anche nei turni infrasettimanali dei playoff, il modo in cui la squadra è rimasta il simbolo identitario di un’intera provincia anche dopo la doppia retrocessione. Gli osservatori esterni, abituati a misurare il tifo con i trofei, sono rimasti ancora una volta sorpresi. Chi conosce Salerno sapeva che il rapporto funzionava al contrario: è nei momenti difficili che la curva ha alzato il volume.

La realtà delle attese: come si è vissuta un’estate da ripartenza

Poi è arrivata la parte più lunga per il tifoso, quella delle settimane senza campo, tra indiscrezioni di mercato, valutazioni sull’allenatore e attese per il nuovo organico. Ognuno l’ha riempita a modo suo: chi ha vissuto di radio e social granata, chi ha processato la stagione al bar, chi ha staccato la testa nelle serate estive con i passatempi digitali, dalle serie tv alle slot digitali, giusto il tempo di ricaricare le energie emotive prima del raduno. Perché su una cosa non c’erano miti da sfatare: a Salerno il calcio non è mai andato davvero in vacanza, e a luglio si è ricominciato a contare i giorni che mancavano alla prima di campionato.

La realtà più importante: da dove si è ripartiti

Si è ripartiti da basi concrete. Una squadra che aveva dimostrato di reggere i momenti pesanti dei playoff, individualità che avevano mercato e che la società doveva essere brava a trattenere o monetizzare bene, un bacino di pubblico che qualsiasi club di Serie B avrebbe invidiato e una dirigenza che aveva visto da vicino cosa serviva per fare il salto: condizione atletica nei mesi caldi, rotazioni ampie, solidità nei dettagli. L’eliminazione con il Brescia aveva indicato esattamente i punti su cui intervenire, e le sconfitte che insegnano valgono più dei pareggi che illudono. La nuova stagione la Salernitana l’ha affrontata con un obiettivo solo, dichiarato e senza alibi. E con la certezza di sempre: qualunque cosa succedesse, l’Arechi sarebbe stato pieno.