Brunetta Smart Working
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Renato Brunetta, un anno fa, diceva di riaprire tutto e di forzare lo stop dello smart working. Ora, invece, cambia la sua visione

Basta smart working. Anzi, no, continuiamo. Sembra un tira e molla con uno schizofrenico, in questo momento, il dialogo con la Pubblica Amministrazione. Il ministero è cambiato e ora, lì sopra, stazione una vecchia conoscenza che tutti quanti ricordano davvero bene per le sue sortite “ad effetto” nei confronti del Governogiallorosso“. Stiamo parlando di Renato Brunetta, tornato in essere dopo la sua nomina nel Governo Draghi e desideroso, ora più che mai, di lasciare il segno. Peccato che stia procedendo nel verso sbagliato.

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Il nuovo ministro della Pubblica Amministrazione dovrà presto decidere cosa fare con il dossier sullo smart working. Sarà una bega molto interessante e difficile da affrontare, soprattutto perché in questo momento negli uffici pubblici il 40% dei dipendenti lavora da remoto. Per il settore pubblico la scadenza della modalità in lavoro agile era fissata al 31 Gennaio, secondo il decreto del 23 Dicembre 2020 del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 Dicembre 2020. Ma, paradossalmente, la stranezza che complica le cose non è rappresentata da questo.

C’è infatti molto altro dietro l’apparente calma da parte di Renato Brunetta. Solo un anno fa, infatti, il ministro appartenente a Forza Italia “castigava“, di fatto, il Governo Conte Bis, reo di aver costretto gli italiani alla sedia e al lavoro fisso a causa delle misure di sicurezza intraprese per via del Coronavirus. Ora, invece, cambia radicalmente la sua visione, sotto le direttive (più che giuste) di Mario Draghi. Un cambio di sponda, che almeno ufficialmente, non lascia per nulla indifferenti, ma che ha una sua precisa spiegazione. Ed è da attribuire alla “poltrona”.

La bandiera che vola dove va il vento

Il problema radicale, almeno ufficialmente, è quello della cosiddetta “coesione d’intenti“. Infatti, tutti quanti (a meno di possibili perdite di memoria a brevissimo termine) ricordano per bene quanto, nel corso del Governo Conte Bis, tutti i membri principali di Forza Italia si battessero, praticamente ogni giorno, proprio per eliminare lo smart working. Lo stesso Brunetta era in prima linea, nonostante fosse stato detto mille e più volte che una misura di sicurezza così era stata creata soprattutto per impedire la diffusione del contagio. Ed ecco che, ora, magicamente, il problema non esiste più. Dopo che è arrivato Draghi, tutto si è risolto. E, probabilmente, tutto fa brodo.

A questo punto, cos’altro c’è da dire? Siamo davanti ad una bandiera che si dirige dove va il vento. A seconda della posizione che più gli conviene, infatti, Forza Italia si gira e percorre quella strada. In tempi non sospetti aveva addirittura provato ad inserirsi tra 5 Stelle e PD per accaparrarsi una fetta della torta. Perché è proprio quello il problema: la torta continua a fare gola ai politici del centrodestra, che si riscoprono più golosi che mai. Forse solamente Giorgia Meloni (almeno per ora) è rimasta ligia al suo obiettivo. Ma lo ha fatto, semplicemente, perché è consapevole che da quella parte avrà vita molto più facile e molta più possibilità di crescere ed imporsi, ora che i suoi alleati/rivali sono diventati parte di qualcos’altro.

E dunque Brunetta è pronto a tutto pur di mantenere la sua poltrona, anche a rinnovare quello smart working che tanto odiava solamente qualche mese fa. Del resto, da uno che voleva fare la lotta ai “furbetti” inserendo dei tornelli di controllo per il cartellino a lavoro (tranquillamente aggirabili), non ci si poteva aspettare altro. Questo Governo non nasce certo sotto i migliori auspici, e Mario Draghi sarà già chiamato a “disciplinare” i suoi membri.

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