Ventidue anni dopo la strage di Capaci, un altro protagonista, di uno degli eventi più tragici della storia d’Italia, si fa avanti e decide di collaborare con la magistratura

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Già condannato a trenta anni di carcere per aver fornito parte dell’esplosivo che fece saltare in aria il tratto di autostrada percorso da Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Cosimo D’Amato, uno dei protagonisti della strage di Capaci, ha deciso di collaborare con la magistratura.

strage capaci
Giovanni Falcone

Cosimo D’Amato, accusato da Gaspare Spatuzza, avrebbe fornito ai boss di Brancaccio materiale esplosivo, utilizzato per la Strage di Capaci, proveniente dalle bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale finite sui fondali del mare di Palermo. Il resto del tritolo invece venne procurato da Giovanni Brusca.

La notizia della decisione da parte di D’Amato di collaborare con la giustizia, sarebbe emersa nell’ultima udienza del processo della Corte d’Assise di Caltanissetta. Sulla richiesta devono ancora pronunciarsi i legali degli imputati, i quali, prima di decidere in merito, hanno chiesto che venissero depositati i verbali integrali di D’Amico. Nello stesso processo, relativo alla strage di Capaci, sono accusati di strage Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello.

strage di capaci
strage di capaci – una foto dopo l’esplosione

Come ribadito sopra, Cosimo D’Amato era stato già processato, con la formula del rito abbreviato, e condannato a trenta anni di carcere dal giudice per l’udienza preliminare di Caltanissetta Davide Salvucci.

Nello stesso processo sono stati condannati alla pena dell’ergastolo i boss Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella. Gli imputati erano stati accusati da Gaspare Spatuzza (condannato a dodici anni perché collaboratore di giustizia), il quale ha descritto il ruolo di ognuno degli accusati nella preparazione della strage di Capaci.

In definitiva, bisognerà ora attendere la decisione dei legali degli imputati per valutare se accettare la proposta di D’Amato come collaboratore di giustizia nelle strage di Capaci.

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