The Man In The High Castle, ritorna connubio Dick-Scott



The Man In The High Castle

Amazon Studios e Ridley Scott insieme in un ambizioso progetto: The Man In The High Castle diventa una serie TV

A trentatré anni dall’uscita di Blade Runner, Ridley Scott torna con un altro adattamento di un’opera di Philip K. Dick.
Stiamo parlando di The Man In The High Castle, senza dubbio tra i più riusciti romanzi fantascientifici dell’autore americano, non a caso scelto da Amazon Studios per riportare sulla scena il genere che ha segnato il maggior successo di Scott.
Si badi che Scott è presente solo a livello di produzione, mentre la regia della neonata serie TV è stata affidata a un altro mostro sacro dello sci-fi, quel David Semel capace di coinvolgere milioni di telespettatori con Buffy The Vampire Slayer, American Horror Story e X-Files. Insomma, un duetto niente male che sin dall’episodio pilot, uscito il 15 gennaio scorso, promette scintille ed emozioni.The Man In The High Castle

Il romanzo di Dick, edito nel 1962 e vincitore del premio Hugo nel 1963, ci propone una serie di eventi storici alternativi mixati con un’ucronia e una distopia destinate a entrare nella storia della fantascienza contemporanea: cosa sarebbe successo se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata vinta dall’Asse? Dick immagina un mondo parallelo in cui gli Stati Uniti vengono conquistati dai tedeschi e dai giapponesi che si spartiscono, rispettivamente a ovest e a est, il territorio statunitense. Al centro, nella zona delle Montagne Rocciose, permane un territorio neutrale in cui sta prendendo forma una ribellione, guidata dal fantomatico man in the high castle.

Il pilot proposto su Amazon Prime colpisce il pubblico sin dalla sigla di apertura: alle immagini inquietanti e malinconiche di un’America egemonizzata dai suoi conquistatori si accompagnano le magiche note di Edelweiss, brano tratto dal musical The Sound of Music del 1959. La trama della serie TV si mostra fluida e aderente al romanzo di Dick, tranne per alcuni particolari dovuti a esigenze di riduzione e adattamento cinematografico: in tal senso, l’assenza di personaggi presenti nell’opera letteraria e l’ammodernamento, se così possiamo dire, di alcuni particolari vanno visti in un’ottica di un maggior coinvolgimento narrativo.

Lo spettatore non potrà che rimanere stupito, ma soprattutto angosciato di fronte a questo episodio pilota di The Man In The High Castle, in relazione alla normalità in cui sembra vivere l’America degli anni Sessanta sotto l’oppressione nazista e alla capacità di permeare la mente e farti porre la domanda: “Ma in che realtà sto vivendo?”.

Siamo sicuri che anche Philip Dick avrebbe apprezzato questo The Man In The High Castle. Non ci resta che attendere con ansia il prosieguo della serie, atteso nel corso di quest’anno.

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